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Lucy di Luc Besson



"Non si muore mai davvero"
Fumetto, documentario, videoclip ma soprattutto cinema, Luc Besson in "Lucy" trasporta lo spettatore in una vera e propria esperienza visiva, affrontando temi affascinanti senza scadere nel ridicolo involontario. "Lucy" che ha le fattezze della eccellente (e perfetta per il ruolo)Scarlett Johansson, si trova a Taiwan e viene costretta da un amico conosciuto da poco a consegnare una valigetta contenente importanti documenti nelle mani di un potente uomo d'affari. E' subito lampante il progredire tragico degli eventi come il fatto che la valigietta non contenga affatto documenti ma CPH4, un principio attivo prodotto dalla donna durante il parto, ideale per sintetizzare una nuova e potentissima droga. "Lucy" insieme ad altri tre ostaggi finisce così per diventare "una mula" e costretta a sobborcarsi tramite un'operazione, dentro di se la sostanza. Durante però una colluttazione con un suo aguzzino, una busta di mezzo chilo  si apre e le entra in circolo a stretto giro di posta. Quel che accade dopo fa il paio col montaggio alternato che ci mostra il professor Norman, Morgan Freeman intento in un convegno a spiegare le potenzialità del cervello umano se si riuscisse ad adoperarne più del dieci per cento: "Al 26% riesce ad controllare le sue cellule, al 50% gli oggetti,al 70% le persone - "E cosa succede al 100%? - "Non ne ho la minima idea.." A questo punto i giochi sono fatti e gli esiti più che prevedibili, attesi ma non scontati nel puzzle che va via via delineandosi. E'chiaro che bisogna lasciarsi travolgere dalla tematica più che della storia e non badare tanto alla verosimiglianza narrativa ma procedere con curiosità nella visione della pellicola, che ha il grande merito di evitare cadute di tono sia dal punto di vista ritmico che a livello di sceneggiatura o di messaggio e che resta credibile nel suo pur incredibile svolgimento. Si nota infatti felicemente che non c'è nessuna storia d'amore, che Lucy ormai decisamente "in the sky with diamonds" perde progressivamente il suo lato umano e quasi come uno sberleffo, l'autore inserisce nella parte di pura action un bacio tra la Johansson e il poliziotto francese  quasi a voler rimarcare l'incongruenza ridicola in cui cadono molti film del genere e non scade nella banale dicotomia fede/ragione esorcizzandola a suo modo sul finale facendola appena percepire, nel sacrificio a favore della conoscenza e nella frase che chiude di fatto il film: <

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