Poca coesione e poca originalità, anche se le risate non mancano, "Confusi e Felici" di Massimiliano Bruno è una commedia che non riesce a trovare una sua direzione, sfilaciata, mai compatta e poco verosimile. In una gara di battute più che di gag comunque risapute, sembrano sfidarsi gli attori, quasi a briglia sciolta, tenuti insieme da una trama sottile, un mix tra "Che colpa abbiamo noi" di Verdone e Caruso Paskosky di Nuti, vista qui in un altro punto di... ovvero in questo caso, lo psicanalista, Bisio (Marcello) oltre che depresso, perchè non tira il cosiddetto ragno dal buco dai suoi pazienti, ha un grave problema agli occhi che nel giro di tre mesi lo costringerà alla cecità e si ritira nella sua solitudine, senza aver fatto il conto coi suoi pazienti che lo adorano letteralmente. Non si sa bene per quale motivo a dirla tutta, per questo parlavamo di inverosimiglianza, ma volendo considerare un background che il film non mostra, a rendere mal riuscito il film, è lo spessore che il regista non che attore, che si ritaglia diversi spazi, vuole dargli a tutti i costi. La metafora della perdita della vista che fa il paio col nuovo sguardo di Marcello verso se stesso e gli altri, risulta essere totalmente gratuito, a parte didascalico, con il sogno del protagonista de "il rigore da calciare" che non è importante se segni o meno, che scade nel ridicolo involontario persino.Tutto ciò sfocia nel buonismo finale, dove la metafora è resa ancor più lapalissiana. Nel mezzo, sketch, battute, situazioni ilari, che restano isolate dal contesto narrativo, ma che reggono di fatto la pellicola, che ha una squadra attoriale comunque di tutto rispetto, benchè tendente inevitabilmente alla macchietta, a cominciare da un Pietro Sermonti, imbolsito e stempiato, a combattere la sua impotenza e la moglie, Caterina Guzzanti, a colpi di social network e Anna Foglietta, che udite udite, non è lesbica, anzi e un Massimiliano Bruno mammone... Il resto, si salva ci mancherebbe, con Marco Giallini e Rocco Papaleo, sicurezze vere e proprie in tal senso, ma i loro personaggi sono stereotipi e poco più... che ben intenso, rimarchiamo "fanno ridere comunque". Il problema sta tutto qui in fondo, al di là delle ipotesi più o meno tecniche: Si doveva ridere e riflettere insieme? Si? Come crediamo? Come era stato per il riuscito "Viva l'Italia"? Allora gli errori sono macroscopici e le carenze lampanti, perchè non bastano i nomi per fare un film, perchè la storia non è solida in primis, perchè non c'è fluidità e perchè gli spunti di riflessione sono banali a voler esser buoni e la vis comica vive delle giocate dei singoli, non c'è una comicità d'insieme. Piccole curiosità: nel film compaiono i magnifici tre della canzone d'autore romana, ovvero Fabi, Silvestri e Gazzè e poi c'è un errore da Striscia la notizia o Paperissima che dir si voglia, quando la compagna di Giallini, incinta, nella prima mez'ora del film, viene inquadrata con mezza sigaretta tra le labbra, all'arrivo del nostro, la sigaretta deve ancora essere accesa.
“Luna Torta” , è il nuovo singolo del cantautore siciliano Cico Messina che esce oggi in tutte le piattaforme digitali e che anticipa l’album “Sicilia Utopica” in arrivo nei prossimi mesi. Un brano che segna un deciso cambio di rotta stilistico per l’autore siciliano: un groove sospeso tra jazz, funk e canzone d’autore, un testo ibrido tra italiano e siciliano, e un’urgenza espressiva che riflette il peso del presente. ASCOLTA IL BRANO SU SPOTIFY ASCOLTA IL BRANO SU TUTTE LE PIATTAFORME DIGITALI Il testo di Luna Torta nasce in un momento di blocco creativo, in un tempo segnato da guerre, disorientamento e tensioni globali. La canzone racconta la difficoltà di creare, e perfino di esistere, sotto il peso della realtà. Ma lo fa cercando una via d’uscita, una forma di assoluzione, nel vivere e nel suonare, nel trovare respiro anche quando l’aria sembra farsi più densa. Il brano è anche una dichiarazione d’intenti: Cico Messina apre il suo nuovo percorso artistico con una composizi...

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