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Italiano Medio di Maccio Capatonda


"I miei valori sono la famiglia, la prostituzione, i soldi, la gazzosa"
Far ridere di pancia, cuore e mente, riflettendo amaramente su quello che siamo diventati, è roba per pochi fuoriclasse e Maccio Capatonda con il suo Italiano Medio, ci riesce sin dai titoli di testa, coadiuvato da una squadra d'attori affiatatissima (il cast è per lo più quello di Mario, la serie di Mtv). Tra citazioni cinematografiche (la voce narrante tipica delle commedie italiane anni '60, Fight Club, Limitless...), autotelevisive (Mariottide, l'Usciere, Mario...)e il ruolo sociale e deviante nello stesso tempo della celebrità oggi(un simil Briatore, Alessandro Del Pirlo, Roberto Salviamolo)come in uno strambo "tra sogno e realtà" da come l'Italiano Medio è ormai confuso e non riesce più a distinguere il bene e il male, al punto da farne una curiosa convivenza di elementi quanto più disparati, che verranno ben esplicitati nel monologo finale, (ma già anticipati dall'irruzione dei "veri" Scanzi, Pardo.. durante la malattia del nostro dopo la vittoria nel reality)... la pellicola è dunque opportunamente giocata su un piano iper reale, dove il surreale e il nonsense si abbracciano amorevolmente, per un fluire logico e narrativo implacabile, perchè pone lo spettatore di fronte a un enorme divergente specchio, che alla fine non è così distante dalla verità.
Giulio Verme (Maccio Capatonda)è un brillante uomo di cultura e interessi, che ha profondamente a cuore i bisogni della gente, la cura del pianeta, che si batte per l'ambiente, per i diritti degli animali, che mangia vegano, che ricicla, odia la televisione, il progresso in genere... anche per rifiutare gli insegnamenti dei suoi a pane e televisione:"- Mamma, Papà vado via di casa - Dopo la pubblicità - Io voglio cambiare il mondo - I Verme non hanno mai cambiato niente... tranne i canali" ma vive in perenne conflitto con se stesso, con un profondo senso di insoddisfazione per il mondo che lo circonda e anche i rapporti con la fidanzata non sono più idilliaci come un tempo: "Nelle tue parole io sento solo scorregge, Giulio, quando farai la cacca?" fino al giorno in cui un vecchio compagno di scuola, Alfonzo (Herbert Ballerina), nei panni di un Testimone di Geova, non bussa alla sua porta, per regalargli la felicità nei panni di una pillola che permette la riduzione delle facoltà intellettive:"Scopareee". Assistiamo così alla trasformazione di Giulio Verme da intellettuale ambientalista a ultra cafone in una notte di sesso e bagordi in compagnia dell'amico. La mattina, tornato normale, quando lo ritrova al suo fianco:"Tu non sei mio amico, tu sei il mio drogatore" e subito dopo apprende di aver devastato il parco che poco prima voleva salvare dalle ruspe, fatica a ricordare... ma apprende che la gente adesso vuole salvare quel parco "perchè l'ha detto la televisione" capisce che forse ha ancora bisogno delle pillole dell'amico e che "bisogna distruggere per attirare l'attenzione" e far mobilitare la gente per una causa nobile. Da qui in poi, i colpi di scena, sempre "tra sogno e realtà" non mancheranno di certo, così come le gag a sensazione ottimamente costruite. Quello che piace maggiormente, tralasciando le risapute capacità del nostro, è la solidità della storia narrata, nei suoi snodi, nel suo essere "cinema", sceneggiato e reso per immagini in movimento con consumato mestiere. Non c'è nessuno degli errori tipici che commettono i comici che vengono dalla tv, come l'impianto teatrale/sitcommedy, l'insieme d sketch, la prevalenza marcata del personaggio di successo, buchi e inverosimiglianze madornali... senza parlare dello spessore della pellicola in se. Da vedere assolutamente, per ammirare il talento di Maccio Capatonda, per ridere di gusto con intelligenza, anche nello scoprirci anche noi, un pò Italiani Medi.
"- Lo sai cosa è che si butta via del maiale? Il panino... A proposito di maiale, dove stanno le maiale - Nel porcile - No io intendevo le maiale... le donne bone" 

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