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Si accettano miracoli di Alessandro Siani



- "Ma da dove venivano tutti quegli artisti?"
- "Allora, secondo me o dal Sudan o dalle Seychelles, anzi secondo me proprio Sudan dalle sei ascell"

Inverosimile all'ennesima potenza, "Si accettano miracoli" di Alessandro Siani è un film sicuramente divertente ma che vive unicamente dei monologhi del comico partenopeo, alcuni anche poco originali. Siani mattatore assoluto dunque, anche dietro la mdp, dove dimostra quanto meno di provarci, cosa rara questa, si pensi a Ficarra e Picone ad esempio, dove la regia nell'ultimo film è inesistente. Purtroppo la favoletta che al nostro serve da canovaccio per inserire le sue gag comunque funzionali al racconto, si sfilaccia ben presto, senza riuscire a dare un messaggio "altro" della risata fine a se stessa fino in fondo, per cui si erano comunque gettate le premesse, che facevano ben sperare in derive grottesche o surreali che potevano per certi versi giustificare una inverosimiglianza della storia, dei personaggi... che può suscitare tutte le gag di questo mondo, ma che alla lunga stona inesorabilmente. E allora è divertente capire come abbia mai fatto Serena Autieri, sorella di Siani, a maritarsi con Giovanni Esposito, ma l'evoluzione della loro storia è talmente didascalica, che capisci che l'errore è  appunto iniziale, come lo stesso incipit della pellicola sembra annunciare, con Siani intento a licenziare in una grande azienda, licenziato nel giro di tre minuti a sua volta e costretto ad abbandonare la città per tornare al suo paese d'origine dopo aver picchiato il capo, affidato al fratello prete, interpretato da Fabio De Luigi, che parla un italiano correttissimo e senza nessuna influenza dialettale, nonostante De Luigi si riveli un'ottima spalla, si  capisce ben presto che c'è più di qualcosa che non va, che il tutto sarà ampiamente poco credibile. A questo punto ci troviamo di fronte a una sorta di "Bentornato al Sud" dove Siani, si arrangerà, farà danni, li risolverà e ovviamente si innamorerà per giunta di una non vedente che ha le fattezze di Ana Caterina Morariu, per non farci mancare niente, naturalmente con tutti i luoghi comuni possibili a farla da padrone. E' nonostante tutto un miglioramento de "Il principe abusivo", ma che basta a strappare qualche risata e non certo una sufficienza, anzi. Perchè va bene la favola ma non si può far diventare tutto un enorme macchietta, specie se si vuol inserire anche un qualcosa di più profondo, perchè vanno bene i soliloqui comici, ma che siano inseriti in una fluidità narrativa filmica quanto meno decente. Non c'è ritmo, ne blandi segnali di critica sociale che potevano invece fare la differenza anche in un tessuto blando e fortemente comico come questo e non c'è soprattutto la poesia che Siani cerca insistentemente come un bambino nell'intreccio amoroso e nelle "sette piccole canaglie" che affollano la parrocchia del fratello.

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