9 - Negrita



Con questo "9", i "Negrita" realizzano a parer nostro si intende, il loro miglior album in assoluto ed è un piacere, "una gioia infinita" parlare di Pau e soci in questi termini. Una band che nel corso degli anni non si è mai adagiata sugli allori, rivoltando la propria proposta come un calzino, senza aver paura di scontentare questo o quel fan con coraggio e determinazione. 9, è per così dire un ritorno alle origini, nel senso più lato, dei primi amori del gruppo, inteso come "sentire comune",  si possono sentire i Clash, i Doors, Iggy Pop, i Cure... il sound di una epoca forse irripetibile per la storia del rock, ma c'è anche tanto altro, oltre alla voglia di ritornare alle radici, ma che non pregiudica affatto le sperimentazioni portate nella band nel corso degli anni e che fa il paio con le sonorità scarne ed essenziali, c'è il sogno, che i nostri avevano magari di far ascoltare la propria voce nel "1989", come titola una delle canzoni più belle di questo lavoro, c'è una critica alla società attuale velata ed ironica, che dice tanto tra le righe e soprattutto c'è compattezza, ovvero, il filo logico è chiarissimo, non ci sono riempitivi, c'è una convergenza perfetta di intento e realizzazione che fanno di "9" un album senza contro indicazioni, che può piacere a tutti, anche perchè il tutto è decisamente cantabile dopo un paio di ascolti. Complimenti ai Negrita, che col passare del tempo, riescono ancora a migliorarsi, rinnovandosi ancora, nel solco della tradizione stavolta:
"Il gioco": la vita è un uragano che ci strappa le vene un autostrada in fiamme con curve di vene è una tempesta è un tuffo dentro un cerchio di fuoco la vita è un gioco" blues zompettante al piano con buoni risvolti melodici, di sicuro impatto 
"Poser": "se questo è il mondo reale non fa per me" rock blues, sentito e trascinante che segna il ritorno alle origini del sound della band rivendicando contro le esagerazioni della modernità a tinte social: vi saluto di cuore numerini sul web la mia scuola è più vecchia sia del pop che del rap" 
"Mondo politico": "non sempre chi ha sete sempre sete avrà"  è un pop rock fresco e gradevole, immediato, che procede a stoppate a sublimare la tensione ma che si mantiene lineare e non esplode: "l'uomo ha sempre fame e sempre fame avrà"
"Que serà, serà": "ora che tutto si compra in fondo niente si ha ora che tutto è precario tranne l'aldilà voglio ubriacarmi la vita di curiosità" ska reggae, ben costruito, suggestivo e poetico: "voglio una vita di scorta per osare di più e due ali di carta per andare più su"
"Se sei l'amore": "non credo più nei tuoi miracoli" ballad con echi retrò, un pizzico di soul nella strofa e giochi di voci, che lascia spazio a un ritornello decisamente più rock che arriva quasi inaspettato: "se sei l'amore salvami, se sei l'amore violentami"
"1989": "volevamo solo andare via" brano di stampo new wawe, tra ricordi e gioventù, molto suggestiva e "sogni che strillano e non si possono fermare", una delle migliori tracce del lotto: "a Berlino tutto ok mentre il muro andava in briciole"
"Ritmo umano": con Ted Neeley, sinuosa, dai sapori anni 70, intensa: "sono libero di respirare, libero e ancestrale, carico di energia scivolo nell'armonia sono libero ma sono vero livido ma battagliero liquido come un rivolo libero a modo mio"
"Il nostro tempo è adesso": "siamo dei guerrieri esistenziali senza spazio sui giornali" rock diretto e semplice che si dipana in tempi beat nel ritornello a narrare storie di uomini comuni tra difficoltà di tutti i giorni e tanta speranza comunque: "la notte sparge lividi ma il nostro tempo è adesso"
"Baby I'm in love": "sedurre spesso è un pass per l'autostima ma tu ne fai un clichè e guardi gli altri come prima ti dedicavi a me" quasi la Passangers dei nostri, incalzante, dal testo incisivo "sei la mia dipendenza peggiore un ago nel tuo cuore"
"Niente è per caso": "io non so fare a meno di te, oh no, io no" la traccia forse più romantica, è una ballad sostenuta, dannatamente orecchiabile, dalla melodia sinuosa che ben presto si fa complice. in un continuo crescendo.
"L'eutanasia del fine settimana": "che la vita è troppo breve amore per accontentarsi" dinamiche funky/dance ad alto tasso melodico, con echi vintage, sicuramente riuscita e divertente: "è già il terzo aperitivo ma sembra una tisana preludio all'agonia del fine settimana".
"Vola via con me": "e dico che l'amore è un tango che si balla sempre in due usciremo da questo fango io con le mie gambe tu con le tue" ballad sospesa e trasognante, sensuale, nelle sue armonie "doorsiane".
"Non è colpa tua": con Shel Shapiro, folk blues ipnotico, oscuro e ammaliante, con un testo eccezionale, che fa riflettere sui sogni "perduti" delle generazioni degli anni 60 e 70 che volevano cambiare il mondo: "due giovani cuori col vento negli occhi vanno incontro al futuro che promette tutto ma poi toglierà la storia andò così, Shal Shapiro non è colpa tua"

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