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Come i Carnevali - Bobo Rondelli


Parlare alla pancia col cuore e vice versa, "Bobo Rondelli" disarma, ti fa emozionare, con passione, poesia, vita vissuta... c'è come in queste canzoni una sorta di riconoscimento nello sguardo dell'altro che congiunga le anime in gioco, "Carnevali" è per questo motivo un disco d'amore con la A maiuscola, gli amori che non finiscono mai, nonostante la vita sia andata in modo diverso, è un disco "trascendente" dunque per certi versi, affettivo nel senso di famiglia che oltre a quella del nostro prevede un allargamento dovuto a poeti come Ciampi e Carnevali, nume tutelare anche di Emidio Clementi dei Massimo Volume, a moderni come Bianconi dei Baustelle che ha aiutato il nostro intervenendo su più tracce, ma c'è spazio anche per l'indimenticato Ugo Tognazzi e il cinema, ma è soprattutto grande canzone d'autore italiana, che non dimentica le sue origini e la omaggia come "oggi" si conviene e sono canzoni veramente magnifiche, che non hanno paura di far parte del popolo, che sono cariche di sentimento autentico, che annientano ogni difesa perchè "può avvenire uno scambio fruttuoso", perchè trasudano empatia e perchè Bobo Rondelli è un talento "vero". Andando nel dettaglio, ai singoli brani, "Carnevali": intensa e popolare, filastrocca armoniosa con la chitarra protagonista sul quale si innestano opportunamente gli altri strumenti: "sto con Ciampi e  Carnevali ed altri poeti guaritori dell'inutile e siamo noi i più inutili dell'inutile". "Cielo e terra": "cancella la logica e portami dentro un bar a ballare la rumba o il tango come già tu sai" mood retrò anni 60 con strofa cantilenante e stupende aperture melodiche nel ritornello: "noi due come l'angelo che imita Dio voliamo in alto e non cadiamo giù". "Qualche volta sogno": intima e suggestiva, è una dedica al padre scomparso: "un cielo che mi porta ad abbracciar mio padre" che arriva ad abbracciare i propri figli in un ideale passaggio di consegne "a ripescare le perle in fondo al mare" discorso che si fa esplicito in "Autorizza papà": nel vivere adesso un rapporto forse migliore con la propria prole che sembra non conoscere le canzoni degli Ottavo Padiglione, visto che considera tristi le canzoni di suo padre, che allora sforna questo brano divertente, trascinante, punk/rock per lei: "fammi sentir che mi vuoi bene, fallo con credibilità, prendimi per quello che sono e sempre sarò il tuo papà". "Nara F.": "negli ultimi giorni quando andavi raccontavi il tuo dolore nella vita" raffinata, la dedica stavolta è per la madre scomparsa, col pianoforte portante, è decisamente toccante, impossibile non emozionarsi al racconto di questa donna operaia che lottava contro un padrone maschilista in fabbrica e fiera mostrava la foto del figlio sul giornale che muoveva i suoi primi passi nel mondo della musica e che ascoltava le canzoni quando lui non era in casa: "vai vola via, tienimi dentro come hai sempre fatto quando ero qui con te". "La statale cosmica":"chiudi tutte queste porte, ammazziamoci stanotte che domani si rinascerà" poetica e suggestiva, a narrar la vita di provincia, dal mood ancora una volta retrò con un ritornello che è un tripudio di melodia, da ever green: "con il sole che tramonta c'è qualcuno che commenta un altro giorno in meno da passar". "La voglia matta": sinuosa, estiva, targata ancora anni 60, a raccontar i desideri di un uomo adulto per una giovane ventenne con un frecciatina di cui non si fatica a individuare il destinatario: "e anche se no conto niente e non sono il presidente mica sono deficiente, è maggiorenne" ma la citazione vera e propria è di natura cinematografica: il titolo è preso in prestito dal film di Luciano Salce, in cui Tognazzi si innamora, lui che di anni ne ha 40, di Catherine Spaak adolescente. "Tieni il mio amore": "ti può servire, guardalo come un porto lontano sicuro laggiù" sostenuta ballad dalla melodia "aperta" costruita sull'accumulo di pathos che sembra quasi fare il verso agli urlatori storici della nostra canzone. "Ugo's Dilemma (che ci trovi pure i vetri": marcetta popolare e "incandescente" dalla ritmica incessante coi fiati in evidenza con ancora l'evidente riferimento a Tognazzi: "c'è chi la sua morte sceglie lenta con e passa il tempo che gli resta con acqua e rottura di coglioni il folle cameriere vuol fare festa coi fiaschi e se la canta senza rottura di coglioni"."Maestro Goldszmit": pedagogo e scrittore polacco, Janusz Korczak, nome d'arte di Neryk Goldszmit, per l'appunto, che si sacrificò per salvare dei bambini nel campo di sterminio nazista di Treblinka "tenetevi per mano che poi sorrideremo lassù l'arcobaleno" evocativo "mantra" ammaliante dai sapori stavolta più 70, alla ricerca della "luce del divino": "negli occhi tuoi c'è uno specchio dove spero io vorrei"

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