Raramente parliamo di dischi di cover, ma se i protagonisti in questione si chiamano "Giovanni Succi" dei "Bachi da Pietra" e "Paolo Conte", con ovviamente il primo che rifà, aggiorna, destruttura, rende secondo la sua visione insomma, l'avvocato di Asti, sarebbe un delitto non spendere qualche parola su questo "Lampi per Macachi", omaggio decisamente riuscito di Succi, che in primis elimina il pianoforte e ci mette trasporto nel canto, due cose che difficilmente si riscontrano in Conte e ne accentua gli aspetti noir, anzi letteralmente li tira fuori. Il risultato è un album ammaliante e poetico, la dove, per incanto quasi, la penna di Conte trova nuova vita nella rilettura di Succi, a partire da una "Gelato al Limon", diradata, suggestiva, intensa, notturna. Si continua con "Uomo Camion": che inizia sulla chitarra portante e cresce d'intensità con l'entrata degli altri strumenti. ipnotica e sinuosa è "La Fisarmonica Di Stradella" mentre è assolutamente deliziosa "Come mi Vuoi", con la chitarra delicata che presto si fa complice. "Diavolo Rosso" resa post rock, ha un non so che di epico, così come solenne appare "L'Incantatrice", tra blues e desert rock, due brani che definire incisivi è dir poco. Ma il capolavoro vero e proprio, Succi lo fa con una "Bartali" psichedelica e dilatata col pianoforte "riscoperto" ma sommerso da suoni lievi e imprescindibili, poesia. Chiudono l'album forse i due brani meno riusciti, ma sostanzialmente per eccesso di coraggio e voglia di osare, crediamo, ovvero: "Questa Sporca Vita": per chitarra elettrica e voce, sporca e dal canto decisamente sentito, il rifacimento più estremo e "Via con me": breve e sin troppo criptica che avrebbe meritato un maggiore sviluppo quanto meno strumentale.
Un viaggio folk, dal sapore d'Oltreoceano quello di Matteo Nativo in "Orione" ( RadiciMusic Records) , per seguire una stella, la più luminosa, per non perdersi e per tornare a casa. Perchè è bello il viaggio, ma è anche più dolce il ritorno. Matteo Nativo per la prima si cimenta con un album di inediti e ci arriva ad un'età indubbiamente matura e consapevole oltre che con ottimi compagni di avventura: Francesco Moneti (violino), Bob Mangione (armonica), Michele Mingrone (chitarra), Lele Fontana (piano e hammond), Elisa Barducci e Claudia Moretti (cori) e con l'apporto e la voce della cantautrice Silvia Conti. Perdersi. Dicevamo. Ed è da qui che il nostro inizia questo concept musicale, con " Che ora è" , raccontando la separazione dalla moglie, del senso di sconfitta e del caldo afoso che opprime, giusta condizione di sopraffazione: "Non so che ora è, che giorno è, di questa estate che...". E' raro fare uscire come singolo una cover, ma...

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