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Cisco - Matrimoni e funerali



Il ritorno di Cisco è uno di quei dischi che fa piacere ascoltare a priori, per la schiettezza, sincerità del suo autore, "Matrimoni e funerali" non delude le aspettative, essendo composto da solide canzoni di pancia e di cuore, in più tra questi solchi troviamo una contaminazione sonora maggiore forse rispetto agli album precedenti, con una predominanza della sezione fiati che non dispiace in sede d'arrangiamento e una serie di collaborazioni eccellenti che aggiungono verve al corpus di un lavoro "solito" per certi versi, ovvero, nel nome della qualità che non ha mai abbandonato il nostro, nelle tematiche trattate e nel sound che lo contraddistingue. Estremamente piacevole, estremamente impegnato, Cisco rimane/è una garanzia. Si parte con "Come agnelli in mezzo ai lupi": "disarmati in questa guerra" reggae e melodia per un brano semplice e diretto anche troppo forse dal punto di vista della metafora in se: "un destino implacabile senza chiedere sceglierà per noi" e si continua accentuando il messaggio con "Sangue, sudore e merda": "non ho bisogno di vecchi canzoni che si ripetono come dischi rotti" spagnoleggiante, dalla ritmica accattivante con un buon uso dei fiati: "non ho bisogno di politici comici non ho bisogno di comici politici". "Chiagne e fotte": "sempre pronti a fottere e pregare, sport nazionale che non cambierà" folk trascinante e d'impatto che ben prosegue sul tema. 
Eppure è con "Il girarrosto" che il nostro strappa applausi letteralmente: "un giorno siamo quelli disperati che passano l'oceano  sui barconi, un giorno siamo noi quelli cattivi che sparano alle barche coi cannoni" per una godibile filastrocca jazzata dai sapori popolari con uno dei migliori testi del lotto, il Coro delle Mondine di Nova e un ottimo uso dei fiati. "Supermarket": "omologati sentirsi coccolati" blues, Pierpaolo Capovilla e altro grande testo, incisivo: "prendi un chilo di moralità mischiato alla falsità è una famiglia che ti assomiglia" altro brano riuscitissimo. "Marasma": piglio western, sinuoso, coi fiati a conferire solennità: "mamma dove stiamo andando ci stiamo imbarbarendo in questo gran marasma, mamma cosa sta accadendo tutto sta impazzendo in questo gran marasma". "Matrimoni e funerali": "ai matrimoni preferisco i funerali li trovo democratici li trovo molto onesti" con Angela Baraldi, la titletrack è una marcetta irriverente che prende nel ritornello una svolta ska, con la sezione fiati ancora una volta protagonista, l'arrangiamento piace e non poco. "Per te soltanto": è un'altra piacevole marcetta folk dal gusto popolare che "gioca divertita" sulla creazione: "inventò tutti gli attrezzi per andare a lavorare creò le piazze per trovarsi tutti giù a manifestare e alla fine i sindacati per imparare a scioperare"."Piedi stanchi": dalle sonorità reggae, come nella traccia d'apertura decisamente meno solare, ma avvolgente con la disillusione protagonista: "... che non riescono davvero più a sopportare troppo credere troppo sperare troppa la polvere rimasta in mezzo ai denti, ho il cuore pesante a forza di trascinare questo fardello di troppi tradimenti". "Il tuo altare": "dimmi in che cosa credi dimmi in che cosa speri, in che cosa ti rifuggi, su che cosa vai a pregare, da che cosa ti distingui o in chi ti riconosci, forse nel tuo partito, forse nella tua squadra su qualche sito porno o in un centro commerciale, credi solo alla famiglia non ti attacchi alla bottiglia, credi solo nella gente forse non credi più a niente" e ci fermiamo qui, ma il testo meritava la trascrizione integrale, con Piotta, variegato pur nella sua semplicità, fa centro al primo ascolto. Chiude "Cenere alla cenere": con Gianni Maroccolo e certi giochi di parole e atmosfere care a Ferretti che ci sembra quasi di trovarci d'incanto "In quiete": "muiono i buoni muiono i cattivi vanno tutti a finire sotto terra".

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