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Michele Maraglino - Canzoni contro la comodità



Secondo album vero e proprio per Michele Maraglino, "Canzoni contro le comodità", otto brani a tesi, sui danni fatti dai nostri padri, dai media, dal consumismo... sulle giovani e "comode" menti che oggi ai tempi della crisi, si trovano inadatti di fronte al mondo, la maggior parte addirittura neanche se ne rende conto, altri si trincerano dietro le apparenze, in pochi reagiscono e rifiutano "questa comodità" o "felicità apparente". Maraglino a sostenere questi concetti non banali si affida musicalmente a ballad cantautorali anni 70 e non ha paura di sporcare melodie e suoni, ne' di osare quando occorre. Ne viene fuori un lavoro unitario, ben arrangiato, scarno, essenziale che sa toccare i punti giusti, grazie soprattutto a una scrittura incisiva. Di contro un paio di brani debolucci, gli inutili 8 secondi della conclusiva "Noise" e un certo ripetersi di temi e situazioni musicali, che comunque ci possono anche stare visto che "Canzoni contro la comodità" è a tutti gli effetti un concept album. Andando a vedere nel dettaglio le canzoni: "Triste storia": è per così dire la sinossi di "Canzoni contro la comodità" dal mood sospeso, arrangiamento minimal dai sapori anni 70: "Questa storia che non ci deve mai mancare niente ha fatto solo in modo che tutto ciò che abbiamo non è nostro veramente". "I miei coetanei": feat The rust and the fury": "e la bellezza è una cosa seria però il problema è che ci siamo nati avere tutto da quando siamo al mondo non può far bene alla mia generazione" filastrocca rock, semplice e diretta, vero e proprio manifesto dell'album: "e quando mangi più del necessario eppur non trovi un posto di lavoro capisci che il tempo è ormai finito delle rivoluzioni". "La vernice": folk ballad che si tinge ben presto di rock, con le chitarre elettriche a erigere un muro sonoro con virate psichedeliche alle quali sul finale si aggiunge opportunamente anche l'armonica, "sulle apparenze da salvaguardare": "che quando si è tra di noi non si deve sapere". "Se non saremo forti abbastanza": con Francesca Lisetto alla doppia voce, è una folk ballad circolare, cantilenante che invita al cambiamento: "se non crederemo che tutto è sbagliato moriremo con loro di quella morte sai la peggiore in una stanza per otto ore senza conoscere sai la bellezza della fatica". "Canzone d'amore contro il consumismo": "io non pensavo mica che avremmo comprato tutto noi", altra folk ballad con lievi scorci psichedelici, col basso in evidenza nella strofa e le chitarre in un ritornello che però non convince appieno. "Vie di mezzo": "a me la merda giuro mi ha salvato che a esser comodi si perde tutto"  dialogo generazionale, che parte come un pezzo degli Zen Circus rallentato e più serioso che esplode in un convincente e dissonante finale strumentale: "per me sei tu quello completamente pazzo perchè sei vivo ma non sai farci niente". "Felicità, mediocrità, comodità": "la comodità è solo un modo per avere ragione" diradata, costruita sulla ripetizione, con un cantato "al limite", non deflagra strumentalmente come nella traccia precedente e il risultato alla fine è un po' sterile. "La rivincita": "mi sono innamorato della vita che rimette tutte le cose a posto, mi sono innamorato della vita che mi dimostra sempre che posso" suggestiva ballad, breve e intensa.

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