Uochi Toki - Il limite valicabile




Gli "Uochi Toki" con "Il limite valicabile" sfornano addirittura un doppio album, a doppia tematica, quanto meno apparente, nove tracce a disquisire di rap, culturalmente, storicamente e non, rivoltandone il calzino alla loro maniera, destrutturando luoghi comuni e clichè, andando oltre, con rispetto, rivendicando la propria presenza, trascendendo il tutto concettualmente e giustamente e a ben donde, partendo dalla durata dei brani, dove l'urgenza espressiva tipica del genere, si piega a un discorso ragionato e compiuto che non si pone limiti o teme di perdere "il tempo", rifiutando la confezione per così dire e tutti gli stilemi possibili, a cominciare dai primi vagiti del genere, narrati in "Un pezzo rap": ogni recensione, discorso sulla musica mi fa un male incredibile" Dove tra "Tocca qui" degli "Articolo 31", Neffa, i contest, si toccano temi più ampi, per dinamiche si rap ma ovviamente scomposte: "e tutto questo rimaneva tra me ed il mio walkman fino a che non conobbi altri adolescenti coi vestiti larghi" no all'inscatolamento 2001 vena fredda un disco incredibile "e' solo che se hai la testa e le orecchie atrofizzate sei troppo facile da impressionare" 2001 Confield degli Autechre per capire che "andare a tempo non significa far cadere le rime sul rullante", "l'elettronica è pura forma di estrazione io sono quello che non ho mai usato le droghe perchè ho ascoltato Druqks di Aphex Twins e ho usato molta immaginazione" i robot... un pezzo "epocale" nel senso più lato inimmaginabile, ottimamente assestato, che fa riflettere e non poco. "Don't legislaizah": con "Sin/Cos" dove viene affrontata  una delle tematiche tipiche del mondo rap, ovvero quella delle droghe e i continui "se, se" ad amplificare il concetto... "chi necessità di definizioni si interessa del contesto non della sostanza", "la legge non ti salva dalle piante cattive, la legge dell'uomo non ti salva dagli uomini cattivi con cui tu litighi per il commercio di una sostanza il rapporto tra uomo e vegetali esige che tu le accompagni nella crescita non solo nel momento della mescita". Basta il titolo "Bim bum cha" a esplicitare il tutto, ma tra Uan e Marracash c'è tutto e di più, un universo vero e proprio: "la mia non forza non coinvolge le alte sfere, qui in Italia il Papa ha potere" con Campidilimoni Tokinawa, a disquisire de "la scuola" tra "Il tiro della tigre, la super parata" tra Holly e Benji, il machismo imperante, l'omosessualità nascosta, con il Giappone e i suoi cartoni a rendere bene l'immaginifico narrato: "bianco e nero abitano in auto ma comandano città piene di colore"."Dialectatron Punto VST": "l'italiano corretto non esiste la correttezza è al servizio delle lingue e serve solo per capire e per capirle" coi dialetti, a puntare il dito sull'appartenenza a quella o l'altra scena, decisamente spassosa e poi... lo slang, il purismo: "il cadavere morente" da portare avanti:  "sono un nomade stanziale appaio come un forestiero in ogni paese in cui vado ad abitare". "Rest in prose, rest in poetry": feat Murubutu, "mai nella tua vita ho creduto che tu fossi un pessimista" come imparare da Leopardi l'arte dello zen, per un mood criptico e oscuro: "e io che mi facevo di prosa francese per quanto palese non mi ero accorto che il migliore lo avevamo già in paese" quasi a rivendicare l'importanza delle parole e la forza del linguaggio in un pezzo rap. "Uranium Age Crew": con Zona Mc, convulsa, è la jam, ad esser messa in risalto, il gruppo, lo spirito, l'unità d'intenti difficile da trovare, ma necessaria, sempre: "non voglio amici ma individui che capiscan da soli se stare vicini o lontani". "Talento e merito in inglese diventano altre cose": con Miike Takesh, "è tempo che si sappia che il tempo non è sabbia ma si sposta come seppia in acqua con una volontà che non capisci con velocità perchè lo stile il tuo stile è una gabbia e tu gabbiano abbai come un alano alla catena se un randagio passa adagio adagio da un cancello" grande testo, grande brano, alla ricerca delle "radici" e della "purezza": "ripulirsi dal talento, le conferme fanno tornare indietro" per circa 15 minuti. ma ne vale decisamente la pena. "Krust and curious": con Eell Shous, "l'autoradio suona talmente male che anche Miley Cyrus sembra sperimentale", dall'incedere marziale, a tema ecologico, per le auto a metano:"il tuo veicolo classico ti rende peggio di un tossico". "Shake your assets": "e sono dentro al club scusa ma quante volte sono entrato in questo disco?" è una vera e propria presa per il culo sulle droghe e le feste rapper, della serie: "cazzo guardi?io guardo perchè tu guardi me perchè io guardo, perchè gli essere umani si guardano, i guardoni i guardiani le guardie" ad evidenziare la grande verità che:"il culo fa la merda" ed anti erotismo a parte: "la cacca scorre tra voi e il mondo senza conoscere tabù e ti dimentichi di lei, si fa sentire" che ti pensare al "Sogno b" di Daniele Silvestri de Il Dado" "il culo è la parte del corpo che trascende il sesso" e a tutte quelle volte che hai pensato che oltre alla morte poetica di Totò e la sua Livella, anche il cesso riesce senza pudore ad equipararci tutti, belli e brutti. "La fine dell'era della comunicazione", è decisamente più ostico, perchè anche qui accetta, meglio parte per così dire dallo stereotipo insito nel tema e dunque l'incomunicabilità la fa da padrone, come ci si attendeva del resto e allora "il risvolto del calzino" diciamo così avviene in primis sula velocità e le 13 tracce che lo compongono assomigliano a una sorta di esecuzione, di un processo ineluttabile che deve e sta per accadere... al punto che concettualmente, dopo il lento scorrere di "Un disco rap", l'ascolto successivo equivale quasi a "un disco punk", tanto il tutto appare fluido e scorrevole, ma evidentemente le cose non stanno proprio così, perchè la negazione tipica, la fa da padrone, al punto che l'inaccessibile diventa quasi un gioco, sempre più criptico e oscuro, mentre i bassi pulsano e i rumori imperano e le distorsioni la fanno da padrone e non abbiamo neanche lontanamente accennato a un discorso propriamente musicale perchè fondamentalmente i brani pur nelle loro diverse sfaccettature finiscono quasi con l'assomigliarsi tutti, quasi a voler ribadire un concetto, si può parlare di industrial, di ritmiche scomposte, cariche di bassi, di rumori che vanno a tempo, di distorsioni, di musica elettronica distorta... o forse anche se è fondamentalmente di questo che si tratta, è pacifico che non abbiamo le competenze, gli ascolti necessari a permetterci di dare un giudizio nel tal senso più consono, è pacifico che gli Uochi Toky rasentino le estremità e gli eccessi con assoluta maestria, come la storia del gruppo insegna, ma che ci vogliono le coordinate necessarie per far si che la materia non sia del tutto ostica anche se il concetto fondamentale è a ben vedere in questo caso, il non comunicare e quindi il "no future" per certi versi nichilista che dicevamo poc'anzi... e l'intento appare netto, senza compromessi e che procede diritto senza intercessioni, dalle seghe mentali di "Whole grain": "e vuoi vedere che scavando ancora non abbiam più bisogno di parlare?" alla cinematografica "Una cena": "i film vi guardano e non tutti nello stesso modo" attenta ai cambiamenti: "suona così strano amare i personaggi anche se cambiano nel tempo?" a "Urina spray": "se voglio scritte... scrivo" passando per "Vai a FFT": "tutto è politica no facciamo ordine il tutto è il tutto e la politica è un insieme del tutto" con tanto di riff rock "sto ammettendo che i limiti esistono ma hanno la consistenza che gli si vuole dare", la traccia più immediata del lotto a "Linea temporale": reading  intenso e poetico "un battito di ciglia e tu non hai visto niente non riesco neanche a disegnartelo" "parlando di cose astratte, ma non inesistenti" a "Clisper": da Asimov a Dick e quelli più evoluti, tra fantascienza e realtà, "una protagonista che vede una via affinchè il sistema si trasformi" al "Corpus sonico": decisamente" criptico, quasi per definizione stessa: "la rivoluzione è ancora lontana", "i tentativi di rivoluzione si moltiplicano e diminuiscono i successi" al sempre più ovvio protendere verso l'incomunicabilità, asserita in "Voglio sentire le urla del re" con Matteo Marson e gli strumentali "La mosca nell'organonico": dove la tensione è suggestiva e incontrastata, "La luce si accumulava nell'angolo della stanza": che musicalmente sembra procedere appunto per accumulo di elementi, comunque tesi a restituire un certo mood,"Kasa": che per l'appunto appare come il vero e proprio gioco dell'inaccessibile a cui accennavamo poc'anzi, dove inaccessibile ha un valore però "certo", per chiudere con "Il riscaldamento della colonia" e le sue distorsioni. Il gruppo non fa compromessi, è evidente, come al solito, come mettere a fuoco a e dare legna ancora, progetti che sembrano distinti ma che non lo sono per niente, si fa apparente confusione, ma il limite di una proposta del genere non è solo valicabile, è insignificante, "il limite", non esiste, perchè la proposta in se, è un aut aut deciso, è una conditio sine qua non, che non è: "ti piace o non o ti fa schifo a priori", è un volerci provare o meno a trovare le coordinate necessarie. E'un discorso detto da tempo nella storia delle arti, ovvero, ci vuole un sistema codificato per poterlo distruggere e andare oltre, ci vuole un riferimento preciso, storico, puntuale... è quello che gli Uochi Toki fanno nei due episodi che diventano uno... cioè rovesciano il tutto, avendo come ispirazione narrativa "Il rap" e "La comunicazione" e la sua fine, vanno al di là, vanno decisamente oltre, "cercando con veemenza la novità", ma le basi dalle quali il loro discorso comincia, sono solide e radicate nella nostra cultura e quindi il risultato è accessibile e fottutamente meritevole di attenzione. 

Commenti

  1. Bro, "Confid degli Otech" in realtà sarebbe "Confield degli Autechre"

    RispondiElimina
  2. Grazie per la segnalazione, Mario!

    RispondiElimina
  3. e Drugs di Aphex Twin in realtà si chiama Druqks, ma per il resto la recensione è la migliore che abbia letto del disco.

    RispondiElimina

Posta un commento