"Via delle girandole 10" non è a livello del precedente album di "Fabrizio Moro" però è un ulteriore conferma di un autore solido che ci sa stare e bene "nei big" della musica leggera nostrana. Ci sono le ballad sostenute ad effetto che lo hanno reso popolare, ma senza eccedere, ci sono tante varianti, che riconducibili o meno a Vasco Rossi o a Rino Gaetano, Antonello Venditti, rilasciano freschezza, c'è buona qualità in sostanza, testi semplici ma scritti bene, melodie che arrivano, arrangiamenti più che appropriati, è un piccolo passo indietro ripetiamo perchè l'ultimo lavoro era decisamente più intenso, più forte, quanto meno a livello testuale, ma la validità della proposta è intatta e regge, nonostante siano pochi i picchi "d'ascolto", a cominciare dall'iniziale "Buongiorno papà": filastrocca agro dolce: "che mi tieni sottobraccio al negozio di giocattoli ora chissà dove sta'" e continua con "La partita": "è una questione di mentalità nati per essere ultrà perchè mentre tutto passa e se ne va questa fede sempre resterà" decisamente popolare, dedicata agli ultrà per l'appunto. Con "Acqua": tanto pathos ma non basta per questa ballad tipica del nostro e primo singolo estratto: " tu dove sei finita se tutto questo è vita io la lascia correre tu di acqua ne è passata sotto queste scarpe davanti agli occhi e nello stomaco", mentre "Tu": ha tentazioni elettroniche, incedere da filastrocca e intensità con dedica allo zio Vittorio:"tu, i tuoi pacchetti di ms da fumare con i polmoni a banda larga ti ritrovi con il conto da pagare". "Alessandra sarà sempre più bella": è giocata tra Iggy Pop musicalmente e Rino Gaetano, a livello testuale, non convince del tutto, ma non si può dire che non sia piacevole: "la Lodigiani giocherà in serie A e Luciano avrà perso i capelli per l'eternità". "Il vecchio": "intellettuali permalosi o meglio ancora teste di cazzo" reggae/ska divertente ed efficace grazie a un testo riuscito dall'aria disincantata: "io non ho più l'età per gli amplessi veloci senza intimità" e si prosegue con "Da una sola parte": piglio western, arrembante: "io mi schiero solo da una parte io sono schierato da una sola parte". "L'illusione": "hai ragione tu io non amo te ma la tua illusione", primo Vasco e crescendo opportuno, riuscito decisamente, una delle migliori tracce del lotto: "l'idea di non restare solo a 50 anni". "I remember you": mood zingaro con la fisarmonica in evidenza, folk d'assalto, trascinante: " io che ti ho ascoltato mille volte e mille ancora senza capire neanche una parola ti ho dato i dati del mondo intero però è ora di riconsiderare tutto di avere un seme che domani sarà frutto" per chiudere con gli archi di "Ciao zi'": breve strumentale.
Un viaggio folk, dal sapore d'Oltreoceano quello di Matteo Nativo in "Orione" ( RadiciMusic Records) , per seguire una stella, la più luminosa, per non perdersi e per tornare a casa. Perchè è bello il viaggio, ma è anche più dolce il ritorno. Matteo Nativo per la prima si cimenta con un album di inediti e ci arriva ad un'età indubbiamente matura e consapevole oltre che con ottimi compagni di avventura: Francesco Moneti (violino), Bob Mangione (armonica), Michele Mingrone (chitarra), Lele Fontana (piano e hammond), Elisa Barducci e Claudia Moretti (cori) e con l'apporto e la voce della cantautrice Silvia Conti. Perdersi. Dicevamo. Ed è da qui che il nostro inizia questo concept musicale, con " Che ora è" , raccontando la separazione dalla moglie, del senso di sconfitta e del caldo afoso che opprime, giusta condizione di sopraffazione: "Non so che ora è, che giorno è, di questa estate che...". E' raro fare uscire come singolo una cover, ma...

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