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Fucina 28 - La pace dei sensi - il nulla



"La pace dei sensi - il Nulla" è il secondo album dei "Fucina 28" che in otto brani sfornano una prova sicuramente interessante, liberando raramente la melodia, giocando con la sospensione continua, d'intensità, evocativi sempre ma anche semplici nei momenti più pop, diretti e senza fronzoli, con testi scritti come si deve. In più di un episodio sembrano una versione edulcorata degli Zen Circus, in altri prevale un retrogusto vintage anni novanta, quando il rock italiano incominciava la sua rinascita, in sintesi non c'è male, anche perché si ha la sensazione che possano crescere, che abbiano delle potenzialità, ma il progetto deve esser messo a fuoco maggiormente e i riferimenti devono scomparire o quasi:


"Riflessione dei trent'anni": chitarra a punteggiare, melodia leggermente dissonante per un continuo crescendo, per questo ma anche per il testo, i nostri si pongono come una sorta di Zen Circus più morbidi: "siete come galline che si azzuffano per niente come canta Franco e sputa forte sula gente che si ammazza per un calcio ad un pallone e non sa neanche com'è profondo il mare, cantava Lucio"...



"Nel paese di Pinocchio": mood intimo dall'incedere marziale che esplode nel ritornello, palesi i riferimenti agli Zen anche in questo caso: "caro amico hai vent'anni tu credi di sapere tra le facce della gente ridi come un deficiente sotto la gonna della mamma non ci puoi tornare e io non so neanche dove andare".



"La pace dei sensi": brano pop rock trascinante coi riff di chitarra elettrica in evidenza: "imbecilli che per diventare belli sono diventati brutti per questo mi spaventa anche la natura".



"Amore blu": godibile marcetta a tinte rock, ben arrangiata, che intreccia amore e sociale nel testo in maniera efficace "io mi sveglio ogni mattino vedo te e sono felice, senza pacche sulle spalle inizieremo la giornata e con un paio di scarpe nuove gireremo tutto il mondo".



"Verde mare": "è inutile sparire se nessuno vede"atmosfera rarefatta nella strofa che convince, meno l'articolarsi del ritornello dove anche il cantato non eccelle, bello il testo: "è inutile sperare se nessuno crede".



"Te stesso": Ricco di variazioni, con giuste commistioni tra momenti più d'atmosfera e altri più d'impatto, è un brano suggestivo e ricercato, uno dei migliori del lotto: "e una pace e forse una guerra con te stesso".



"Terrore": "tieniti la testa mentre vomiti il rancore" rock febbrile e nervoso, dalle sonorità primi anni novanta, ben strutturato.



"L'incostanza vol.II":  "ho lasciato i ricordi dentro i dischi vintage di mio padre" intensa e sospesa al pianoforte e pochi orpelli strumentali con ottime armonie melodiche.

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