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Grande Raccordo Animale - Appino



Se ne il Testamento, suo esordio solista, Appino era ancora giustamente legato alla matrice Zen, in questo secondo capitolo del suo percorso, intitolato "Grande Raccordo Animale" il nostro si contamina in primis con sonorità reggae, frutto della collaborazione con Baldini, già Africa Unite e artefice del sound degli ultimi album dei Tre Allegri Ragazzi Morti, che la fanno da padrone, a cui il nostro aggiunge brani più tipicamente pop rock punk,  di stampo retrò e  un paio di brani decisamente cantautorali, con la solita verve ironica e pungente ma più mitigata, meno di petto per così dire, una penna più affinata e meno di pancia, ma non per questo meno significativa. "Grande Raccordo Animale" risulta così un album più coeso, maturo nel senso di un autore capace e padrone dei propri mezzi che cerca un misura o uno stile proprio dalla "creatura" che lo ha fatto conoscere, smussando certi angoli. Lavoro interessante, come il primo di Appino del resto, ma nonostante non sia un album frammentario e la qualità sia comunque certificata non ci sono brani "clamorosi" che fanno gridare a... ci sono buone canzoni, sviluppate discretamente, seguendo un flusso logico coerente.

"Ulisse": "non sono nessuno e se non mi credi chiedi a Polifemo" incedere ipnotico, svolta reggae nel ritornello, senza disdegnare aperture melodiche: "lascio l'amore che io non saputo dare quanto avrei dovuto"

"Rockstar": ballad agrodolce, sospesa e intensa, ben sviluppata armonicamente anche se sono per così dire attesi gli snodi: "ma il sabato al bar non mi dispiace neanche un pò,  per fare la star ci vuole un fisico rock'n'roll e per insegnare qualcosa la devi pur sapere ma quello che so io non lo si può imparare"

"Grande raccordo animale": impossibile non pensare a Manu Chao, per sound e atmosfera, trascinante: "io non so la forma ne la densità non ho le giuste proporzioni, non so la quantità, ma sono certo di volere si chiama volontà e se volere è sapere io so la verità"

"New York": anni '80 pop rock, sicuramente accattivante: "non sono un santo ma faccio del male come tutti quanti voi" melodicamente ricorda i Meganoidi di Mia nella strofa: "mi tratto male per potermi lamentare"

"La volpe e l'elefante": "meglio la volpe o l'elefante furba è la volpe saggio il pachiderma una veloce ed elegante lui no lento ma costante chi vincerà?" ritmiche in levare alla Clash, sinuoso il mood e con un lavoro efficace a livello percussivo, meno la metafora fiabesca  del testo con cantato in francese nel ritornello 

"Linea guida generale": "non voglio provare io lo voglio fare" pop punk semplice e diretto che arriva: "non basta una scopata per fare l'amore ma non sempre l'amore ti fa stare bene"

"L'isola di Utopia": "non credo agli ultimi perché non credo agli angeli non credo ai primi perché non credo ai diavoli" filastrocca reggae "terrena" e centrata senza lo sberleffo tipico Zen, matura e decisamente musicalmente ben assestata: "non credo alla pace la trovo feroce"

"Nabucco Donosor": "le canzoni d'amore fanno male perché riconosci in ognuna qualche cosa di te" gran testo, incisiva e ammaliante, scura e melodica, si dipana in maniera egregia, uno dei migliori episodi dell'album

"Buon anno (il guastafeste): "eccovi il cuore non mi serve ormai più a niente macellatelo e divoratelo" ballad piuttosto standard, che si salva grazie a un buon testo: "che stronzata colossale dover sempre migliorare e soffrire per amore in modo naturale"

"Galassia": "siamo noi e di noi non vi libererete mai" dance malinconica che ben presto si fa anthem generazionale in un ponte ideale tra Jovanotti e Vasco ovviamente in tutt'altra chiave: "sei tu quello troppo vecchio per il venerdì sera e la domenica mattina"
"Tropico del cancro": "e cos'altro potrei dire se non mandarvi tutti a fare in culo ma l'ho già fatto e meno male che forse mi ci pago il mutuo "cantautorale e dissacrante, un Guccini (L'avvelenata) in salsa acida: "forse cercate un ideale che confermi quello in cui credete già" "Ufo mi ha insegnato questa cosa qua: non farsi mai e poi mai trovare dove tutti ti vogliono aspettare ma sei poi voi non mi trovate ai concerti chi ci verrà? Vai a lavorare qualcuno dirà"

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