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Intervista con Ferdinando Molteni, autore de "L'ultimo giorno di Luigi Tenco" (Giunti)


"L'ultimo giorno di Luigi Tenco" di Ferdinando Molteni, che noi abbiamo ampiamente trattato nella nostra recensione: http://www.grandipalledifuoco.com/2015/05/lultimo-giorno-di-luigi-tenco-giunti-di.html?q=tenco, è sicuramente uno dei migliori libri non solo mai scritti sul "caso Tenco" ma dell'intera editoria musicale italiana. Per chiarezza di esposizione, per informazioni che si basano su fatti realmente accaduti spulciando materiale su materiale. Da sempre la vicenda della morte di Luigi Tenco ha destato le attenzioni più o meno morbose di chi ha parlato troppo e male. Ma ha anche raccolto intorno a sè la curiosità di chi, come noi, cerca ancora di capire cosa sia successo il 27 gennaio 1967. E Molteni, attraverso l'intervista che vi proponiamo, ci chiarisce molti aspetti rimasti, per anni ed anni, taciuti o distorti. 

Ferdinando, hai sempre scritto di musica su varie testate e seguito da vicino quello che è stato sempre definito come il “caso Tenco”. Come sei arrivato alla conclusione con “L'ultimo giorno di Luigi Tenco”?


Il libro nasce da anni di accumulo di materiali e notizie. Ad un certo punto ho cominciato a lavorarci sopra, a mettere ordine in tutte le informazioni che avevo raccolto. E, proprio mettendo ordine nei fatti, sono emerse alcune novità sorprendenti. Ne ho parlato con Riccardo Bertoncelli, il grande critico che cura i libri musicali per Giunti, e lui mi ha incoraggiato ad andare avanti. Il libro è nato così.

Di e su Luigi Tenco è stato scritto di tutto, spesso vicende distorte sugli ultimi attimi della sua vita. C'è stata fin troppa speculazione intorno a quello che, forse in pochi si rendono conto, era solo un ragazzo di 29 anni. Secondo te erano speculazioni che potevano avere un reale fondamento?


Intorno alla morte di Luigi Tenco ci sono stati depistaggi, attuati da chi aveva un interesse a non essere coinvolto nella vicenda, ma anche tante invenzioni, soprattutto giornalistiche. Una serie di leggende, come quelle dello spostamento del cadavere o della sparizione misteriosa del video con l'esibizione di Tenco a Sanremo, sono nate dalla fantasia di alcuni giornalisti. E sono diventate rapidamente verità assodate. In realtà erano e sono stupidaggini messe in giro da chi aveva pochi argomenti.

Dalle tue pagine sembra emergere un Tenco intimo, quello che c'era oltre l'apparenza su un palco. Un musicista che, come tu scrivi “rifugge i luoghi comuni”. Chi era Tenco tra le mura della casa-torre di Recco?


Era un ragazzo allegro, che amava la vita, si divertiva, era corteggiato e ammirato, ma era soprattutto consapevole del proprio talento. Tenco cercava il successo per dare la massima diffusione alle sue canzoni. Ma era anche un uomo tormentato. Sua madre e il suo fratellastro non approvavano la sua carriera. E lui soffriva molto per questo. E soffriva perché, sua madre e Valentino, erano le persone che amava di più al mondo.


In tanti puntarono il dito sui vertici del Festival di Sanremo di allora, che avrebbero avuto delle responsabilità che ruotarono intorno alla morte di Tenco. Eppure leggendo “L'ultimo giorno...” le cose sembrano piuttosto differenti. In particolare ci sono 4/5 persone che ruotano intorno alla sua morte e che hanno un buco di circa 2 ore.

Si è favoleggiato molto delle responsabilità dei padroni del Festival. In realtà furono semplicemente dei cinici con pochi scrupoli, che non potevano smantellare un baraccone milionario come la kermesse sanremese. Nel mio libro parlo piuttosto di cosa accadde dal momento dell'esibizione di Tenco fino al ritrovamento del cadavere. E parlo delle persone che gravitavano intorno a lui. E che forse hanno avuto una parte in tutta la messa in scena.

Quello che ci appare strano, è che il biglietto lasciato da Tenco e in cui si fa riferimento ad Orietta Berti e al brano che ha portato in quel Festival, secondo quanto abbiamo letto, pare non sia realmente un biglietto d'addio ma più che altro una “constatazione” fatta di getto da Tenco su un foglio. Su questo aspetto ci sono dei riscontri oggettivi?

Sul fatto che non si tratti di un biglietto d'addio ma piuttosto di un appunto per una conferenza stampa sui brogli di Sanremo, che Tenco voleva tenere forse il giorno dopo, sono d'accordo quasi tutti gli autori. E anche io la penso così.

Quando qualche anno fa arrivò la notizia della riesumazione del cadavere, dato anche dal fatto che l'opinione pubblica si è ricordata improvvisamente di un cantante morto in occasione del Festival della Canzone Italiana, in tanti sono stati favorevoli e tu hai fatto cambiare idea a tal riguardo. In realtà era poco utile alle indagini e molto utile a lasciare del corpo intatto di Tenco solo qualche resto.

Fu un evento macabro e inutile, che ha procurato un grande dolore alla famiglia. Tutti sapevano che Tenco era morto a causa di un proiettile che gli aveva attraversato il cranio. Non c'era bisogno di un'autopsia per dimostrarlo.



Il tuo libro ci ha molto convinto non solo per come è scritto, per quello che mette in luce, ma anche perché per la prima volta non espone teorie ma fatti concreti. Alla fine tracci una via che è l'unica possibile, la nostra è una giusta sensazione?

Sì, e ti ringrazio di questa osservazione. Volevo far parlare i fatti. E dare la possibilità al lettore di trarre, da solo, le proprie conclusioni. Come le ho tratte io leggendo i giornali dell'epoca, i rapporti della polizia ed esaminando le fotografie.

Le ultime pagine mettono in risalto una figura, quella rimasta in ombra per tanti anni di Lucio Dalla. Una figura inquietante. Lui quella sera era a pochi passi, ha visto, ha sentito ma non ha mai parlato e si è portato con sé questo mistero per sempre. E c'è un perché. Anche il libro “Delitti Rock” di Ezio Guaitamacchi ne aveva tracciato brevemente il profilo all'interno di quel contesto grazie alla ricostruzione fatta da te e da Alfonso Amodio. Spiegaci.


Lucio Dalla, artista e uomo per il quale nutro una grande ammirazione, ebbe una parte in questa vicenda. Suo malgrado. Sicuramente vide o seppe qualcosa, ma si condannò al silenzio. Voleva bene a Tenco, e la sua morte lo devastò, ma doveva molto anche a Lucien Morisse, l'ex-marito di Dalida. Anche Dalla, come Dalida e tutti gli altri comprimari di questa storia fu una vittima. E come Tenco, ovviamente, prima di tutti.




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