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Margherita Pirri - Looking for truth



Una raffinata compositrice, una cantautrice, Margherita Pirri, che recupera la tradizione classica vestendola di venature pop a loro modo interessanti nel contesto, senza risultare abusate. Anche in "Looking for truth" è a suo agio con l'inglese anche se Margherita è abituata a tante lingue, che possano nella sua voce creare suoni diversi, come armonie diverse. Approda al suo quarto album, auto-prodotto, lo specifichiamo volentieri, dove prendono lievemente vita 15 brani inediti e alcuni ospiti stranieri. La cantautrice milanese sforna un lavoro piacevole, con tanta luce ed alcune ombre che possono essere superate, basta smussare qualche angolo, perchè se concepisci un album come questo, omogeneo, dove si risente fortemente la cultura classica, bisogna spingere a fondo i pochi strumenti che “sposano la causa”, perchè come schegge impazzite chitarra, piano e batteria talvolta creano delle cose davvero ottime. Ed è qui che si potrebbe osare.


“Say to me”: molto eterea questa canzone d'apertura del disco, con la voce che accompagna piano e chitarra e non viceversa stranamente, è come se tutto rimanesse imprigionato, pronto ad esplodere. C'è una certa aurea che paragona la compositrice ad Enia, nel particolare incanto che crea, l'unica differenza è che la seconda risulta vincolata ad una spiccata spiritualità.

“Sinner”: anche qui Margherita non smentisce la vena classica che l'ha formata, il brano è un crescendo melodico, anche sonoro, dove l'arpeggio della 6 corde è più presente...

“Looking for truth”: … come un pedale armonico la title track procede tra immagini di natura, vita, bellezza. Caratteristici gli intervalli che è come se alzassero una barriera tra la prima e la seconda parte del brano risultando due, tre anime dello stesso corpo. Addirittura questo brano conta di ben tre impercettibili parti compresa quella finale.

“Here we are”: qui la chitarra è a dir poco ipnotica per tutto il brano, quasi mistica, invece è il piano che colora...


“La nuit et le jour”: in sintonia con la migliore Piaf, Margherita non cambia la sostanza anche se questa volta il francese è più funzionale a certe melodie, più viscerale, toccando la drammaticità... d'altronde se “io sono il giorno” e “tu la notte”, mondi paralleli che mai s'incontrano, la malinconia fa da padrona...

“The bride”: qui si “abbassa la guardia”, questa volta è il piano ad essere ipnotico a frangenti, ma il brano, nonostante sia il proseguo dei precedenti, rischia di stancare, di entrare in un limbo troppo angosciante...

“Briciola di polvere”: molto minimalista ed esistenzialista, la voce domina e la chitarre ed il piano sembrano lontani. Poi è il cosiddetto ritornello che fa risollevare la delicatezza e la bellezza della canzone, cantata sempre con una pulizia che non guasta mai: “Sei tu tutto ciò che non conosco più di me, tutto ciò che vorrei essere, poter pensare che la vita è un gioco”...

“Un giorno di maggio”: “Era soltanto un ragazzo che in un giorno di maggio decise di andare lontano, di andarsene in viaggio”... una storia cantata come la favola raccontata ad un bambino, uno sguardo disincantato del nostro Paese, forse di un Paese perduto, e “nel futuro il passato è qualcosa che, più non c'è”. Per la prima volta si fa vedere la sezione ritmica con la batteria anni '80, che prende per mano questo brano è sicuramente lo fa diventare uno dei migliori del disco. Un mix ben riuscito.

“Harmony (je crois l'amour c'est toi)”: come passi il basso si insinua e poi giunge il piano, il tutto sempre scarno perchè è la vocalità di Margherita che riempie e qui, nelle colorature, è ancora una volta anni '80, è una certa Kate Bush ad impossessarsi degli angoli musicali...

“Rose in the desert”: troppo sdolcinata questa rosa del deserto, eccessivamente eterea. La cosa interessante qui è il finale “elettrico” e tagliente con cui ci si poteva giocare di più.

“Young sailor”: chissà quanti mari solcherà, chissà le città che vedrà il “giovane marinaio” e non si può dire che Margherita non li faccia immaginare con le sue composizioni. Il brano suscita piatto fino alla parte finale quando la chitarra nel sottofondo impazzisce e così ci piace, che venga fuori questa forza.

“Guiding hand”: quello che la chitarra ha fatto solo nel finale del brano precedente, qui sembra imparare la lezione, ma è anche la marcetta della batteria che aiuta, anche se vi è sempre la peculiarità di spezzare il brano che non è sempre funzionale.

“Blue night”: intro più musicale rispetto agli altri pezzi, barocco e con una bella cadenza, morbida, sinuosa.

“Little love”: si fa attendere nella sua doppia voce, dove quella maschile ha più vibrato. Sarà che a noi i duetti piacciono solo se riescono alla perfezione, sarà che Margherita ci ha abituati ad una certa sonorità, o forse siamo noi troppo esigenti, ma qui sembra che si rischi di uscire fuori tema dal contesto del disco.

“Quando fuori piove”: sfiora il dark, probabilmente sono le ombre perchè: “Quando fuori piove o splende il sole per me ogni giorno è uguale”, il brano tocca punti altissimi di classicismo. Piano, solo piano.








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