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Indiegeno Fest Resoconto Live (Fabi, Levante, Colapesce, DiMartino, Di Giulio) - Tindari 13/08/2015


Arrivato con successo alla seconda edizione, l'Indiegeno Fest di Tindari è una di quelle occasioni che unisce perfettamente ottima musica italiana del panorama indie ad un altrettanto eccelso panorama, quello della vista mozzafiato che si vede dal teatro antico di Taormina, luogo incantevole. Ad alternarsi sul palco sono, nell'ordine: Tommaso Di Giulio, DiMartino, Levante, Colapesce e Niccolò Fabi con gli Gnu Quartet. Tutti hanno dato il meglio di loro, malgrado spesso i problemi tecnici abbiano frenato qualche esibizione, soprattutto quando è stata la volta di Colapesce, il volume eccessivamente alto non ha permesso di godere appieno del mini concerto del cantautore siciliano, ma ovviamente i problemi tecnici possono starci specialmente se il cambio palco e di strumentazioni lo si fa in pochissimi minuti. 

Tommaso Di Giulio

Ma è stato comunque uno spettacolo unico, sorprendente e musicalmente impeccabile, anche perché stiamo parlando di cantautori eccellenti, anche se alcuni purtroppo poco conosciuti allo star system, ma pur sempre cantautori che hanno vinto premi importantissimi nel campo musicale italiano. E non ci sorprendono soltanto loro, ma anche il pubblico calorosissimo, che conosce a memoria anche le canzoni meno conosciute, rendendo il tutto ancora più godibile e ricco di armonia. Considerando che le amministrazioni comunali e regionali non hanno praticamente dato alcuna mano ai creatori di questo spettacolo e valutando la poca pubblicità che, anche a causa di questo, il festival ha avuto, il quasi sold out è un plauso in più che va ai giovani organizzatori del festival. 

DiMartino

Di Giulio, romano, classe '86, ci disorienta con la sua simpatia, sia nell'esprimersi che nella sua musica, che ci porta alla mente i Silvestri e Capossela. Il miglior modo per cominciare la serata, scaldando il pubblico. Tra i tanti suoi pezzi tratti dai suoi tre album già pubblicati, nell'ordine: "Tutto il male vien per nuocere" del 2011, "Per fortuna dormo poco" del 2013 e "L'ora solare" di quest'anno, ci fa ascoltare: "Le mie scuse più sincere", "Dov'è l'America?", la bellissima "Musica da camera": "La casa è molto piccola, ci pizzica uno spiffero, la musica che gracchia da uno stereo consumato, giochiamo a fare gli hippie, ma senza alcun vinile, ci tocca fare piano che il muro è più sottile" e "Farò colpo". 

Levante

Poi tocca a DiMartino, siciliano doc, più "politico" e forse più serioso del primo con le sue "Come una guerra la primavera", "Cercasi anima", "Un paese ci vuole" e la profonda "Non siamo gli alberi": "Sarebbe bello non lasciarsi mai, ma abbandonarsi ogni tanto è utile o necessario alla sopravvivenza", quasi tutte cantate all'unisono col pubblico di Tindari. Poi sarà la volta dell'unica donna, la cantautrice Levante, catanese, che con i suoi primi due album ha dato dimostrazione di forza e classe innata. Dal primo dei due, "Manuale distruzione", ci fa ascoltare il tormentone dell'estate 2013: "Alfonso" e "Memo", mentre dalla sua seconda fatica, l'album "Abbi cura di te" uscito lo scorso maggio e approdato nella top ten degli album più venduti, ci fa ascoltare, tra le altre, proprio il brano omonimo che da il titolo al cd e i due singoli "Ciao per sempre" e "Le lacrime non macchiano", mettendo una carica nel cantare invidiabile, sempre presente su quel palco, dando tutta se stessa, con una voce di tutto rispetto ed un temperamento datole probabilmente dal suo animo siculo. 

Colapesce

La volta di Colapesce è, come abbiamo detto in precedenza, un po' macchiata da problemi tecnici, il volume eccessivamente alto distorce tutto, si capisce ben poco di tutta la prima parte del suo concerto, alcune sbavature, ma sappiamo quanto forte sia Lorenzo Urciullo quando si esibisce live. Ma malgrado tutto la sua musica è sempre possente e carica. Ricordiamo che nel 2012 Colapesce ha vinto con il suo primo album, "Meraviglioso declino", la Targa Tenco come miglior opera prima, e questo già dice molto sulle abilità del cantautore. Ci farà ascoltare una delle sue canzoni più intense "Satellite", e poi ancora "Restiamo in casa", "Egomostro", brano che da il titolo al suo ultimo album uscito pochi mesi fa, "Brezsny" e "Maledetti italiani". Poi brucia un foglio sul palco per protesta e forse preso dal nervosismo per qualcosa che visibilmente non funziona su quel palco, se ne esce con una frase poco felice, come: "Per Levante eravate più calorosi", facendo indispettire un po' il pubblico. Ma tutto sommato gli applausi ci sono e va bene così. 

Niccolò Fabi

Infine il momento più atteso della serata, l'arrivo di Niccolò Fabi, accompagnato dagli splendidi Gnu Quartet: Raffaele Rebaudengo alla viola, Roberto Izzo al violino, Stefano Cabrera al violoncello e Francesca Rapetto al flauto traverso, ci fanno vivere un'esperienza musicale unica del suo genere, una magia data forse anche dal luogo dove ci troviamo, che esplode quando tutto il pubblico canta all'unisono tutti i dieci e più brani cantanti da Fabi, accompagnandolo all'unisono con il battere delle mani e per la prima volta il pubblico si alza in piedi, balla, canta, si emoziona, rivivendo vent'anni di musica italiana attraverso: "Il negozio di antiquariato", "Un buona idea", "Lasciarsi un giorno a Roma", "Offeso", le stupende "E' non è" e "Oriente", "Ecco", "Vento d'estate", "L'amore non esiste", nel corso di questo mini spettacolo che ci offre, parla col suo pubblico e ci dice, proprio sul finire di questa lunga serata durata quasi 6 ore: "E' stato un festival dove hanno suonato prima di me, in ordine cronologico: Tommaso Di Giulio, DiMartino, Levante e Colapesce e sono degli artisti che stimo molto e non capita sempre di condividere il palco con artisti così, quindi il fatto di concludere la serata con loro è davvero straordinario. Io mi auguro veramente che se questa serata è andata bene, l'anno prossimo l'Indiegeno avrà ancora più seguito e anche le amministrazioni se ne renderanno conto e magari daranno anche una mano a questi ragazzi, perché c'è bisogno di sostenere chi si impegna con tutte le difficoltà a portare anche in una terra non facilissima delle serate belle belle davvero come questa, quindi a loro dedico questo pezzo", che poi sarà "Costruire". 

Gnu Quartet

Infine saliranno nuovamente tutti sul palco per farci ascoltare un bis fortemente voluto dal pubblico e facendoci ascoltare un brano di Franco Battiato: "La stagione dell'amore". Con la dovuta standing ovation e gli inchini di rito, si congedano dal pubblico, sperando in una terza edizione di questo Indiegeno Fest, che abbia un occhio di riguardo da parte delle Istituzioni perché è giusto che anche la Sicilia, ricca di artisti raffinati, ogni tanto possa vivere di bella musica che crei aggregazione. 

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