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Ministri - Cultura Generale


"Cultura Generale" dei "Ministri" è un album rispetto ai precedenti più diretto, meno ridondante, scarno e caloroso, grazie anche all'apporto di Gordon Raphael in fase di produzione di già al lavoro con gli Strokes, coeso, più unitario, che da una reale sensazione di corpus, sia dal punto di vista lirico che strumentale, c'è insomma un'unità di intenti, "un filo rosso" che accomuna tutti i brani che prima forse non c' era mai stata in tal misura, c'è una maggiore cura negli arrangiamenti, che vanno alla ricerca di sfumature, piuttosto che far risaltare la potenza. Una scelta vincente.

"Cronometrare la polvere":"fiume in piena travolge discoteca, travolge i circoli deserti, travolge la tua idea di scena e le parole mi deludono come due paesi in guerra" ritmiche sostenute, riff decisi e virate melodiche tipiche dei nostri, accattivanti comunque, con un testo che trasuda insoddisfazione e rivalsa: "madre natura ci ha creato per farci contare le piastrelle l'arte minore di pulire per poter sporcare ancora"

"Balla quello che c'è": dal mood nostalgico e malinconico, anche per il testo, ma con "un gran tiro":"ora che hai perso la voce prova a parlare più piano" decisamente avvincente nel suo dipanarsi

"Estate povera": continuano "i ricordi", "tu che mi chiedi alternative per stare insieme, estate povera, prima c'è il fulmine, poi c'è l'allarme, se piove bevi estate povera" quasi a sancire il ritorno a sentimenti più veri e autentici,  è una ballad pop rock avvolgente e coinvolgente

"Le porte": riff dissonanti, bassi "pieni", stoppate:  "certa gente non capisci quando bari perché anche tu come me non hai mai chiesto nulla come me per davvero"

"Macchine sportive": Tagliente, ironica, rock: "non andremo all'inferno rimarremo qui intorno a girare sulle macchine sportive"

"Io sono fatto di neve": "... come le persone normali tu che mi vuoi scaldare tu vuoi farmi morire" ballad circolare con tanto di solo chitarristico e opportune dissonanze nello special: "avevi un piano banale per non restare da sola e neanche lo difendevi davvero buona fortuna"

"Idioti": "sono io quello normale" procede arrembante e trascinante:"nel migliore dei casi vi sentite cattivi nel peggiore lo siete per sentirvi vivi"

"Lei non deve stare male mai": "Voglio una vita di giorni come gli altri" pop scarno che cresce necessariamente, "a sei anni chiedeva le cose che non voleva sapere e ora si ripete in silenzio che lei non deve stare male mai"

"Il giorno che riprovo a prendermi": "e smettila di insistere lo ripetevi ad ogni istante, rimane poco o niente di ciò che è importante" pop rock con improvvise decelerazioni a cui segue un dovuto crescendo: "e sto aspettando da trent'anni i giorni da leoni"

"Vivere da signori": stop and go, anni '70 ritmiche pese, riff ficcanti "la mia faccia risplende non si aspetta più niente"

"Cultura generale": la title track è il brano che non ti aspetti,  folk ballad cantilenante con voce filtrata e mood "malato" il giusto: "quello che c'è più in là non sappiamo cos'è e non vogliamo saperlo"

"Sabotaggi": "non è cambiato niente ma niente vale tutto tra di noi" rock ballad, ariosa e complice che non smette di crescere d'intensità: "era difficile per noi sentirci vivi legare con il presente se poi presenti non siamo stati mai"

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