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Intervista con gli Intercity





"Amur degli Intercity" è a nostro avviso, uno dei migliori album usciti quest'anno. Dopo averlo recensito: http://www.grandipalledifuoco.com/2015/09/intercity-amur.html 
abbiamo voluto "approfondire" con il leader della band Fabio Campetti:


Ciao Fabio, partiamo da quello che è successo prima, ovvero come si sono riabbracciati gli interessi comuni per dar vita a un nuovo capitolo targato Intercity e di conseguenza che approccio o metodo avete usato per comporre Amur? 

Ma guarda in realtà il vecchio disco “La raccolta dei singoli” era una sorta di prova solista, fatto quasi tutto nel mio studio in solitaria, mentre per i nuovi brani volevo che tornassimo una band al 100%; la line up è diversa, perché le cose cambiano, ed è normale che sia così. L’approccio che è un po’ il nostro metodo di lavoro prevede una velocissima stesura dei brani totalmente embrionali, quindi chitarra e voce, poi si passa alla lavorazione vera e propria tutti insieme. 

La prima cosa che viene in mente ascoltando Amur, è il cambiamento di rotta che si avverte nei testi. Le radici letterarie sopravvivono (Carducci, Tarantino.... per citare i più riconoscibili) ma c'è un taglio netto nella scrittura, forse meno affascinante e misterioso, ma decisamente più, "selezionatore", lucido e reale. Venendo agli aspetti musicali si procede per strappi, tagli, ferite, (specie nella seconda parte dell'album) che vengono subito inondate da una potenza sonora spesso solenne ed evocativa ma trovano posto anche brani più contaminati. E' una sorta di processo di maturazione, è una scelta voluta e consapevole o tutto è venuto fuori così in maniera naturale? 

Si mi fa piacere che tu che ci conosci bene abbia notato un cambiamento importante rispetto alle cose di qualche anno fa, ed è un bene, perché cambiare e rinnovarsi è alla base per trovare il gisto approccio ad un nuovo disco. Per questo album avevamo adottato un piccolo dogma che prevedesse un pezzo per ogni genere, quindi l’idea è stata accantonata, però sono rimaste delle contaminazioni insolite, prendi per esempio “Cavallo”, una sorta di brano noise, la citata “Reggae Song”, la dance di “Teatro Sociale”. 

 

"Reggae song" e "Le avanguardie" possono rappresentare una sorta di nuovo corso? 

La prima era davvero un brano nel nostro stile trasformato in chiave reggae, genere ovviamente distantissimo da tutto il nostro mondo….è stato un divertimento fuori programma, mentre le Avanguardie è prodotto totalmente da Paolo (Bassista), che a detta sua dice di aver voluto fare un omaggio ai Pink Floyd, sicurmanete qualche fuori programma (Chiamaiamoli così), ci piacerebbe riproporli anche in futuro. 

In "Indiani Apache" ci abbiamo visto i primi Litfiba, sensazione fallace? 

Beh quei Litfiba lì erano una band straordinaria, nulla a che vedere con quelli anni 90, e sarebbe un bene sentirli in qualche pezzo italiano. Francamente nella fattispecie non saprei, ma noi veniamo dalla wave, che rimane probabilmente il genere più gettonato tra i nostri ascolti, quindi anche inconsciamente potrebbe essere e ti dirò mi fa molto piacere 

Ci sono un bel pò di collaborazioni interessanti a cominciare da Sara Mazo degli Scisma, come sono nate, aneddoti da raccontare? 

Nessun aneddoto in particolare, è stata una collaborazione molto familiare, anche perché è la sesta canzone che facciamo insieme, ed è davvero tutto molto spontaneo, Sara è passata, non conosceva nemmeno le canzoni e le ha cantate al volo. 

 

Date live da segnalare per i nostri lettori 

Si faremo un pò di live, appena fatto Milano, ma andremo un po’ in giro, Ascoli, Roma, Teramo, Torino 

Il progetto "Campetty" è in stand by oppure... 

Campetty, come detto sopra, è una sorta di prova solista e quindi direi di si, rimane un gran bel disco, o almeno un disco a cui siamo molto affezionati.

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