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Io che amo solo te di Marco Ponti




"Io che amo solo te" di "Marco Ponti", tratto dall'omonimo libro di Luca Bianchini, è una commedia sentimentale equilibrata e divertente, con un cast ricco di nomi e ben amalgamato, in una storia attuale, che restituisce una Puglia moderna, tra il maestrale, i vicoletti e il mare. Scamarcio, Damiano e la Chiatti, Chiara, stanno per sposarsi, ma entrambi non sembrano ancora del tutto consci del passo che l'indomani dovranno compiere. Finiscono così per tradirsi, lui con la ex "- E' una brava ragazza - Si e con due piercing sulle tette", lei con il fotografo da "2600 euro per 4 foto" . Per la cronaca I primi consumano il rapporto, i secondi si scambiano si qualche effusione ma non vanno oltre. Inevitabile che la verità verrà più o meno a galla. Inevitabile che i nervi sopiti, i dubbi di entrambi vengano facilmente allo scoperto. In parallelo o quasi il fulcro della vicenda che fa da contraltare alle nozze è la storia d'amore mai sopita, a cui il titolo fa riferimento, del padre di lui Don Mimì (Michele Placido), l'uomo più ricco del paese e la madre di lei Ninella (Maria Pia Calzone) che sono stati costretti a separarsi visto che il fratello di quest'ultima all'epoca dei fatti, fu arrestato in quanto contrabbandiere: -"Hai ragione volevo fare la bella vita - Gli altri facevano la bella vita, tu sei finito in galera". Fratello che evade di prigione proprio per vedere la nipote sposarsi e che innesca lo spunto per i ricordi di quell'amore che non potè sfociare in matrimonio. A metà pellicola l'effetto specchio è servito quando il tutto viene reso palese, in maniera sin troppo didascalica, se non addirittura accessoria in due sequenze/confidenze: madre/figlia e padre/figlio. Con la celebrazione del matrimonio e la conseguente festa ricca di rivelazioni, tra cui quella abbondantemente annunciata del fratello gay di Scamarcio venuto con un'apposita amica finto fidanzata per l'altro lesbica, una Eva Riccobono capace di ruttare mentre parla per dieci minuti" - "Qual'è la nostra canzone? I will survive - Ma è frocissima" che fa il paio col ruolo del fratello della madre e quella che anche gli sposini si amano veramente, il film decolla, grazie anche a Enzo Salvi e Dario Bandiera - "Ma tu non eri gay? Io non sono gay, sono solo isterico", rispettivamente "showman" e "make up stylist" che aggiungono una verve comica non indifferente senza dimenticare la Littizzetto, nei panni della zia torinese -"A Pinerolo se non sei Buddista non ti caga nessuno". Se la pellicola si concludesse col chiarimento "tra le parti e tra le coppie/specchio" sarebbe stato di certo meglio, peccato che l'ultimo quarto d'ora sfilacci il tutto inesorabilmente, con sequenze verbose e smielate che non aggiugono niente. 
"Scollo ardito fa cornuto il marito"

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