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Pino Marino - Capolavoro


Un disco lungo 5 anni "Capolavoro" di "Pino Marino" registrato da più mani e più luoghi, tutto dovrebbe far pensare a un album che non abbia una sua coesione interna. Invece così non è affatto, anzi per certi versi si corre quasi il rischio opposto, ovvero che il tutto risulti monocorde. Rischio spergiurato dalla classe del nostro che regala undici brani deliziosi, poetici, che fanno solo bene a chi li ascolta. Melodie costruite ottimamente, mai banali, al servizio di parole d'autore, arrangiamenti essenziali che mirano costantemente a farti apprezzare "i piccoli orpelli", col pianoforte in evidenza,  il risultato è prezioso, si riesce a percepire "il gusto della pura bellezza" pur ascoltando temi importanti che invitano alla riflessione.

"Il fatto delle cose": impreziosita dalla chitarra slide di Roberto Angelini è una delicata ballad al pianoforte: "Le verità si muovono stanche o fresche come rose, ma cambiano ogni giorno in continue nuove cose"


"Non basterà":"sapere che gli alberi fanno radici come il vento e le ali ma non per sempre amici" altra ballad, elengante e raffinata


"Nina": "se hai voluto una vita normale non puoi più avere l'altra" sentita dedica alla figlia che canta anche, uno dei vertici dell'album


"150 briciole": con la chitarra a punteggiare e un'elettronica non invasiva, arrangiato diversemante ha/avrebbe un cuore decisamente rock anche se finisce in ballo: "Le facce sopra ai muri: Prendi me che non stai male" l'algebrica condanna del bilancio stagionale la corsa dei mediocri incorona un capolare la scelta si avvilisce del suo male minore"


"Io so": "ad un uomo troppo piccolo voi lascerete sempre la libertà più grande" titolo pasoliniano, fantastica, con un grandissimo testo e gli archi in evidenza


"Dimenticare il pane": mi dispiace non ti piaccia questo amore mio ma non puoi riprenderti ciò che non è mai stato tuo" cantilenante al pianoforte dall'incedere trasognante


"Il girabondo": "Lui di notte piscia dove tu ti giorno bevi", viene in mente Branduardi, per il suo esplicitarsi musicalmente da favola, con le parole che sembrano appoggiarsi sulla melodia, per un testo davvero notevole che non ha nulla di favolistico


"Resilienza": "io non ho perduto mai niente, la casa non ruba nasconde, l'amore domanda ma non risponde" elettronica leggera per un brano lieve e intenso al tempo stesso: "quello che non passa non rimane quello che non brucia non vale"


"Distanza di insicurezza": lievamente psichedelica specie all'inizio, ha un mood jazzy scandito dalla batteria che non dispiace minimamente: "hai ragione tu ma io forse ho ragione anche di più"


"L'amore non ricorda": "nell'ultimo centimetro del vaso l'acqua tiene in vita un fiore" cosa rara, con la chitarra acustica portante, evocativa grazie anche all'uso degli archi


"L'uomo l'angelo e il quadrante mondo" altro grande brano con da segnalare le ottime armonie melodiche nel ritornello: "L'uomo non credo che il tempo si muova contento di se ci vuole una vita intera per stare nel temporale e uscire col sole"

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