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Kreuzweg "Le Stazioni della fede" di Dietrich Brüggemann


"Non era più in grado di deglutire ma la comunione per il diritto canonico era comunque valida"
"Kreuzweg - Le stazioni delle fede" di Dietrich Brüggemann
ha un non so che di surreale e grottesco nel rappresentare il fondamentalismo religioso che non può che affascinare, nel suo lento dipanarsi morboso e assurdo, rigido e schematico come un esercizio matematico svolto al punto giusto in ogni sua minima parte. Freddezza apparente e necessaria per una vera e propria Via Crucis, tredici stazioni (più una, finale a serrare le fila) dove la mdp rimane immobile, tranne che a metà film e appunto alla fine dove va a immortalare un cielo nebuloso, più esplicito di mille discorsi. Un film che procede a tesi... e a quadri che trova il suo ritmo interno felicemente, anche se non è facile soprattutto all'inizio immergersi nel mood della pellicola. Vediamo la giovane Maria, intorno a un tavolo, insieme ad altri aspiranti cresimanti, col prete che spiega l'importanza del sacrificio e della privazione per far piacere a Dio. Maria ha pochi anni un fratellino di 4 che non riesce ancora a parlare. A posteriori è facile capire il perché e la lungaggine del primo piano sequenza :"- Tu non hai bisogno della santa comunione tu hai bisogno del cibo", solo che lo si apprezza dopo, quadro dopo quadro, che vanno via via diminuendo la loro durata, ma va un plauso alla sceneggiatura che non è affatto banale e fa intravedere altre strade oltre a... Anche perché quella che sembra la tematica principale si confronta e bene con "l'adolescenza" più che problematica della giovane, spostando di fatto l'obiettivo:- "io non sono una di quelle ragazze con cui si può pomiciare" o ancora: - " Io lo so bene quello che voglio io voglio Dio - Allora sono di troppo" mantenendo sempre "una distanza" che porge il ritratto si, di una giovane fondamentalista religiosa ma inquadrandola in un contesto più ampio che da respiro al film nonostante "le cornici". Per accumulo, per assurdità, ribadiamo il termine, "Le stazioni della fede" trova il suo approdo, in un finale magistrale, che avremmo persino voglia di svelarvi a quanto è raffinato e centrato.  Da ricordare la scena cult della palestra dove Maria viene presa inevitabilmente in giro perché si rifiuta di correre al ritmo di "The look" che va beh che: "- i giri di batteria e di basso ripetuti conducono le persone a compiere atti impuri" ma che anche i Roxette adesso inneggiano al Satanismo, ce ne vuole...

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