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Pecori Greg - Merry Krishna Hare Chirstmas



Tra sacro e profano, varietà stilistica, citazionismo, canzone d'autore e perizia tecnica, sospeso tra Beach Boys e Beck... "Pecori Greg", progetto dietro cui si cela "Valerio Canè" bassista dei "Mariposa" sforna un mix che non può non affascinare, perché "Merry Krishna, Hare Christmas" è popolare e colto allo stesso tempo, ironico, divertente e divertito, gioioso, nel senso che l'amore per la musica si sente ed è ampiamente trasmesso, ma che non manca di porre riflessioni importanti su temi "universali". Si inizia con "My awesome paperotto":  dove un difetto di pronuncia è lo spunto per dire tutt'altro, dall' incedere ipnotico, ritmiche alla Clash che incontrano ipoteticamente un Elio per così dire "serioso": "se tutti fossimo diversi quel che Dio volle, saremmo tutti buoni". E dopo questo ascolto non può non venire in mente Jovanotti, no Lorenzo, proprio quello di "Gimme Five", ascoltando la successiva "Ginger Bomber's number": un funky/rap alla Jovanotti per l'appunto che faceva il verso a... con ritornello arioso e complice "non è uno spasso non è un casso che meraviglia che parapiglia" irriverente e divertente. "Harley Parkinson":" ti è andata male l'assistente sociale ti ha detto non sei cool" decisamente incalzante, col basso in evidenza e un solo di armonica degno di nota, un brano fresco, vario e dinamico che riporta alla mente i Blur di ParkLife: "è meglio aver le braghe rotte nel culo che il culo rotto nelle braghe". Si prosegue con "Ogni due per tre": geniale country "cinguettante" mixato a rigor di metafora, con gli spot natalizi della coca cola di tanti anni fa: "l'uccello sonoro cerca il suo suo coro sul nido del cuculo ogni due per tre". La titletrack "Merry Krishna, Hare Chrirstmas" è un folk blues che si dipana tra cori e dissonanze, affrontando ancora una volta tematiche "alte e calde": "sono tuo fratello come te sono bello come in cielo e in terra c'è la guerra". "Ritiro gormiti usati": è un beat scanzonato ampiamente godibile: "se rimane tempo mi fo una sega" con accenni psichedelici nella parte finale. "Mongojet": "nella notte sboccia il mondo dei clichè che c'è in te che c'è in me"  coi fiati sugli scudi è un brano soul/pop bianco a tematica "radical chic". "I love Sebak": "se non sai cosa dire... "beat blues trascinante coi fiati ancora in evidenza, tra Gaber e un'immaginaria colonna sonora poliziesca: "siamo troppi a girare col dito nel sedere pronti alla rappresentazione. "Lo spaventapasseri": ballad poetica, arguta  e intensa, a tratti struggente, con gli archi, uno degli apici dell'album: "povero cristo crocifisso nel frutteto solo senza ladroni per i corvi sono un trespolo con questi due stracci luridi anche di domenica". La breve "Ave Mariachi" dove il titolo esprime bene "quello che ci si aspetta" a livello sonoro e giocando con le parole in maniera ottimale, rispecchia la natura dell'album, a cui accennavamo all'inizio, dove i contrasti convivono in maniera felice in corpo sonoro con assoluta nonchalance.

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