Sakee Sed - Hardcore da Saloon


"Hardcore da Saloon" dei "Sakee Sed" è una delle "opere" più interessanti e degne di nota ascoltate quest'anno. Dove riferimenti più o meno velati e libertà espressiva convivono al massimo della forma, per un continuo crescendo di ascolti che un'opera, ribadiamo, come questa, ha necessariamente bisogno per essere apprezzata nella sua interezza. Piano, Batteria e Voce che inneggiano per l'appunto alla libertà compositiva in modo lucido e ludico e mai banale, che finisce che ci puoi sentir dentro di tutto per quanto il mix sia riuscito e originale. Perché i riferimenti sembrano presi nel modo giusto, ovvero si parte da un elemento che è "certezza" per fare "altro" inglobandolo e rifiutandolo nel mentre, senza esser copia sbiadita, ma senza neanche per questo ricercare l'orginalità ad ogni costo, la stranezza, la devianza e ridursi ad esercizio di stile. I "Sakee Sed" con il loro "Hardcore da Saloon" sfornano un'opera ambiziosa che rappresenta un esempio, che pur con tutti i difetti che può avere, a osare, ad andare oltre a quello che il pubblico ha già sentito ad andare oltre...sono pochi gli artisti che fanno questo oggi in Italia. "I Sakee Sed" partono con "HCDS": la titletrack è convulsa e compulsiva, una sorta di martello che non smette di spingere col piano jazz a far da contraltare, ha un piglio prog, prima di stemperare l'atmosfera allentando i giri, in una sorta di valzer funereo alla Nick Cave, troppe cose forse messe insieme, ma il sound è giusto, c'è misura e la voglia di sorprendere non è mera merce stilistica e scusate se è poco. "Pejote al sole": è pulsante, "viva", vengono in mente "i Verdena di Wow" vuoi per il pianoforte centrale, il cantato, vuoi per l'arrangiamento variegato ma ci sono passaggi per così dire "barocchi" che ci riportano agli anni '70 e ancora ai saloon polverosi dove forse semplicemente: "sono quei sogni in cui mi sento esplodere". "La fuga di Barnaba": è invece distorta, arrembante mista a momenti "circensi" con tutte le virgolette possibili: "oggi non ne hai di alibi". "Fuoco alle fiamme":  ha un piano zompettante e complice, "qui si può cadere" e una ritmica dall' incedere trascinante: "quando non sa prendere fuoco tutto quanto" è un brano più semplice che fa da presagio all'arrivo della melodia e a parole più comprensibili, "Beck and musical": ".. non è is beutiful for me" titolo esplicativo alquanto, con ritornello ansiogeno ed "mood fantasma" negli strumentali. "Panama": mischia punk e melodia, breve intenso e melodico "mi troverai con te dentro" ricorda certi momenti dei Baustelle. "Sirulo": "qui non siamo a Rimini" è una ballad aperta con momenti più accessi che si mischiano a quelli più diradati ed attese esplosioni che puntualmente avvengono, ha un mood alla Pink Floyd per intenderci. "Quella dei merli": con la melodia "notturna" che sembra richiamare Mad World dei Tears for Fears: i merli fuori cantano il cielo è vivo" è una vera e propria ballad, che alterna momenti bucolici ad altri più carichi di tensione. "Pollo e mandorle": è un valzerino leggero leggero, appena accennato che sembra quasi un errore... "Markala": sembra una canzone, sigla di un super eroe per un cartone animato per adulti che "se tutto si crea e tutto si distrugge nulla si trasformerà" sembrano che siano finite nell'album quasi per sbaglio, ma oltre a denotare leggerezza, stanno li ad annunciare quasi il diradarsi delle nubi che ad "Hangover in Bristol": sono alte,  "gli anni volano e ancora ti temono" e arriva un beat ballabile e godibile come "Primula": "e ti domanderò come al solito di cosa brillano le lucciole, primula tu sei l'unica a farmi starnutire" il brano più pop dell'album, che è una filastrocca cadenzata, una sorta di marcetta scomposta, dal mood vintage, deliziosa. Chiude "Hard tornado": "perdo pezzi fra le tue ansie finchè tu scomparirai" come un comporre e scomporre in forme mutabili, nelle coltre di frammenti di discorsi amorosi.

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