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Terzo Piano - Super Super


I "Terzo Piano" esordiscono con questo "Super Super",mischiando elettronica e rock, dimostrando una buona personalità, specie nelle soluzioni trovate per non appiattire un corpus sonoro che risulta alla fine unitario e convincente. Piace la veste essenziale che i brani indossano, il cercare di impreziosire il tutto con scelte e trovate stilistiche accurate, il fatto di non lasciarsi andare a facili derive melodiche. Non sempre però questo riesce alla perfezione e a volte la band esagera e/o si perde, e non riesce a tirar fuori il guizzo vincente. Dopo "Intro": interamente strumentale, che ben presenta il mood che aspetta l'ascoltatore, arriva "Attratti super": "dormire distanti non servirà ci incontreremo sempre io e te" lenta e sinuosa ballad,  con innesti di elettronica leggera, con un buon testo e con qualche ingenuità all'inizio (la voce rana nella prima strofa non si può sentire) per un brano diviso in due: "e lì ti rivedrò nel punto esatto in cui mi sono perso" dove preferiamo la prima parte a differenza di "Loop": "è un disco rotto che non suona e voglio perderci una vita sola" dove troviamo in pratica  gli stessi elementi del primo brano. La triade risulta comunque convincente. A differenza di "H (Parte I)": dove i riferimenti agli anni '80 si fanno più marcati, ritmica accattivante, per un testo che si concentra sulla costruzione di una canzone col ritmo che rallenta e apre alla seconda parte: "io non so parlare con le note, c'è chi dice che non fa per me e che forse dovrei smettere fare il serio e dopo ammettere che in fondo non so scrivere" e "H (Parte II)": "Niente mi passa in mente e quindi non scrivo niente" dal ritmo cadenzato, musicalmente non dispiace... ma il testo scade nel ridicolo involontario: "7 minuti per dire nulla" appunto e non c'è nessun "silenzio assordante" e non c'è sindrome da foglio bianco che tenga... che ci fanno venire più di un dubbio. "Jungle": "i bracconieri mi spaventano ma se mi spari un calmante ti ringrazierò" straniante dub con venature funky, dal mood narcotico, non dispiace, anche se rilascia un senso di incompiutezza. "Supervixens": oscuro e sensuale, di pop si tratta,  ma arrangiato in modo non banale,  "tu non pensarci usami che già so che domattina sarai sola" con un ottimo special... invece è il miglior brano del lotto, un pezzo perfetto... e magicamente anche gli altri brani migliorano, a cominciare da  "Super 8": misteriosa e marziale, elettrica, con le chitarre finalmente in evidenza,  "frasi che mi annoiano e non reggo più vorrei tanto andarmene le labbra che si bagnano non mi accorgo più ingoio solo polvere". "52 mm": "Dovremmo non toccarci più" sorta di mantra ben strutturato, notturno, rischiarato da inserti di chitarra acustica e un cantato con accenni soul, con un arrangiamento raffinato:  "Che regola è venire per andarsene". "0": "Non si vive in questo inverno" voce "diabolica" e cuore pulsante, sinistra "se mi drogo non sto meglio se mi drogo è pure peggio".

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