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Dio esiste e vive a Bruxelles di Jaco Van Dormael



"-Il paradiso è qui dopo non c'è niente".
 


 "Dio esiste e vive a Bruxelles" ed è umano sin troppo, despota in famiglia, dopo che il celebre figlio ha fatto furore (JC), sembra quasi accanirsi con la povera moglie e la figlia, governando il mondo da un computer con delle leggi più simili alle leggi di Murphy che alle tavole di Mosè"- è disgustoso quello che fai alle persone ti diverti a fargli del male". Molto velocemente la pellicola di Jaco Van Dormael pone il suo quid agli spettatori, tratteggiando in maniera decisamente "pop" tutte queste caratteriste, sublimate dalla ribellione della figlia che dopo aver rivelato a tutti tramite sms la data della propria morte, scappa attraverso una lavatrice, per reclutare sei apostoli, che la aiuteranno a divulgare il nuovo verbo. Irriverente, surreale, colorato, singolare, divertente, blasfemo a più tratti... diciamo il giusto, il film soffre la sua stessa cifra stilistica, che lo rende grande e nello stesso tempo lo costringe a crogiolarsi nei suoi stessi pregi/difetti. La ripetizione ad esempio, tratto fondante della pop art di Andy Wharol, che eleva il basso, qui resa perfettamente all'opposto, se trova il suo apice nella prima parte, si ripercuote "nella ricerca" sia degli apostoli, sia filmica, nel senso del ritmo narrativo, che si va delineando in maniera sin troppo didascalica, senza poter apportare profondità ai nuovi personaggi. Ma anche l'essere accessibile, fruibile, riconoscibile immediatamente è un difetto? Tutto ciò non implica che il film rimanga fine a un'ottima premessa, ma che fa fatica a trovare un suo senso compiuto, si. Eppure visivamente, narrativamente, riesce sempre quanto meno a rimanere intrigante, a solleticare la curiosità dello spettatore, è questa è una grandissima cosa. E' un film insomma decisamente "Pop" ed ha tutti i pregi e i difetti del caso,  come forse deve essere, vista la materia, perché non c'è niente di più pop che mischiare religione, futuri distopici, finanche banalità... ed è soprattutto un film da vedere, perché alla fine sono le sue stesse imperfezioni a renderlo vero, coraggioso e refrattario alle critiche. Poteva essere meglio, ma siamo contenti di averli visto.

"-Si è parlato molto di suo figlio ma poco di sua figlia sua figlia sono io".

 "-La vita è una pista di pattinaggio sono molti a finire a gambe all'aria".

"-Non alla mia destra lo sai che mi da su i nervi

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