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La Corrispondenza di Giuseppe Tornatore


"La Corrispondenza" del regista Premio Oscar Giuseppe Tornatore è ovviamente d'amorosi sensi e sfida le leggi terrene grazie alla tecnologia. Melodrammatico, metafisico, commovente, pur con qualche inverosimiglianza narrativa e alcuni eccessi didascalici "La Corrispondenza" arriva al pubblico perché risulta coinvolgente, grazie anche all'ottima recitazione della coppia protagonista Jeremy Irons e Olga Kurylenko. La sceneggiatura dello stesso regista è a prova di cali di tensione anche se di contro la storia in se non è certo per tutti o quanto meno è adatta a persone con una certa sensibilità. Lui è un professore di astrofisica, lei una studentessa fuori corso, si amano da sei anni, ma si vedono poco per motivi lavorativi soprattutto, lui causa congressi e famiglia, lei perché di mestiere fa la stountgirl. In compenso grazie a internet si sentono e vedono il più possibile. A minare questa "corrispondenza" sarà la morte dell'uomo che prima di morire mette in moto un meccanismo ad orologeria per la sua amata per farle ancora sentire la sua presenza. 
La pellicola si apre in maniera deliziosa con i corpi dei due abbracciati in piedi, ripresi dall'alto in basso,  sembrano un'unica scultura, mentre cercano di sentirsi "carnalmente" invocando di scoprire l'uno dell'altro ogni mistero: "- Noi due siamo un mistero, altrimenti non staremmo insieme". Poi l'uomo esce e va nella sua stanza. Siamo in un albergo. L'indomani da una finestra osserviamo l'uomo dirigersi in auto. Sarà l'unica sequenza dove i due appariranno insieme "fisicamente". Altra sequenza da antologia è quella del congresso dove l'uomo avrebbe dovuto tenere una conferenza. La donna è presente e in trepidante attesa, quando riceve due mail dall'uomo identiche che la invitano a lasciare l'aula causa gelosia verso chi lo sostituirà. Quando gli altri docenti rendono omaggio alla figura dell'astrofisico scomparso la giovane donna è esterefatta ed inevitabilmente scossa. Da qui in poi per una ventina di minuti Tornatore ha il merito di installare il dubbio nello spettatore. Che pensa che il professore sia ancora vivo, che sia effettivamente morto ma è diventato un fantasma o una cosa del genere, che...è la parte migliore del film quella più suggestiva e ricca di pathos filmico "- La mente umana non potrà mai capire l'infinito". Tutta giocata invece sui "misteri" della ragazza è la seconda parte, che perde un pò di mordente, ma sopperisce con tanto significato e interessanti giochi di specchi che vengono a galla, mentre il lato sentimentale e drammatico emerge prepotentemente: "- Se hai la testa sempre tra le stelle prima o poi una ti si conficcherà nella testa" e sono ampiamente previsti gli snodi narrativi, non banali, ma di mestiere, funzionali alla storia. Un film che frullava in testa all'autore quando ancora internet e i telefonini non esistevano, criticato da molti ingenerosamente e alla fine a parer nostro ingiustamente "La Corrispondenza" non sarà il miglior Tornatore, ma rimane una pellicola più che meritevole di essere vista.

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