L'11 gennaio come oggi del 1999, la musica italiana perdeva il suo cantautore per eccellenza, uno dei più grandi poeti del '900, Fabrizio De Andrè. Sono trascorsi ben 17 anni da allora ma il mito di Faber è sempre presente tra le generazioni passate e presenti. Dopo la sua morte sono stati tanti gli album, le riedizioni, i libri che lo hanno celebrato perchè di De Andrè, tutt'oggi, si scoprono sempre nuove cose, chicche, pensieri, momenti della sua vita. Dopo l'uscita del box "Fabrizio De Andrè in Studio", di cui avevamo scritto mesi fa: http://www.grandipalledifuoco.com/2015/11/esce-oggi-fabrizio-de-andre-in-studio.html esce anche il libro dello scrittore e giornalista Marco Ansaldo, dal titolo "Le molte feritoie della notte", celebre verso della canzone "Amico fragile" (Utet, 191 pp., 12,75 euro), è un racconto biografico intenso e commosso in cui l'autore percorre gli anni più creativi del cantautore, senz’altro la figura più importante di quel fenomeno musicale definita la "scuola genovese", che oltre a De André comprendeva Gino Paoli, Bruno Lauzi, Luigi Tenco e i fratelli Reverberi. Una discesa nell’ambito della spiritualità del cantautore, la stessa che traspare in molte delle sue canzoni e che fanno di lui una sorta di generoso dispensatore di solidarietà, amore e compassione. Sentimenti che, specifica Marco Ansaldo, De André ha espresso in "... 130 pezzi singoli pubblicati a proprio nome, altri 88 con una presenza indiretta o nascosta ma determinante. Fanno in tutto 218 titoli. Brani che sono diventati, quasi sempre, dei classici. Alcuni hanno segnato, inequivocabilmente, il XX secolo, continuando il loro effetto in questi primi due decenni del nuovo millennio. Opere di genio. E la gente, il pubblico, lo sentiva, alimentandone il mito".
Un viaggio folk, dal sapore d'Oltreoceano quello di Matteo Nativo in "Orione" ( RadiciMusic Records) , per seguire una stella, la più luminosa, per non perdersi e per tornare a casa. Perchè è bello il viaggio, ma è anche più dolce il ritorno. Matteo Nativo per la prima si cimenta con un album di inediti e ci arriva ad un'età indubbiamente matura e consapevole oltre che con ottimi compagni di avventura: Francesco Moneti (violino), Bob Mangione (armonica), Michele Mingrone (chitarra), Lele Fontana (piano e hammond), Elisa Barducci e Claudia Moretti (cori) e con l'apporto e la voce della cantautrice Silvia Conti. Perdersi. Dicevamo. Ed è da qui che il nostro inizia questo concept musicale, con " Che ora è" , raccontando la separazione dalla moglie, del senso di sconfitta e del caldo afoso che opprime, giusta condizione di sopraffazione: "Non so che ora è, che giorno è, di questa estate che...". E' raro fare uscire come singolo una cover, ma...

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