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Elio e le Storie Tese - Figgatta de Blanc


"Figgatta de Blanc" è l'ennesimo grande album targato "Elio e le Storie Tese", con la stessa perizia tecnica di sempre e l'eterna voglia di giocare con i generi, con gli stilemi, di cavalcarli e piegarli alle proprie esigenze, guardando all'attualità, al sociale, nel solito punto di vista surreale e intelligente. Niente di nuovo, direte... niente sorprese? La novità, quello che è foriero di buone notizie e ottima musica, è la consolidata voglia di mettersi in gioco, di una band che non deve dimostrare niente a nessuno, eppure se c'è da rischiare sono sempre i primi, emblematico il brano portato a Sanremo questo anno, autoescludendosi di fatto da qualsivoglia podio o premio. L'unica band, quanto meno italiana, dove l'esercizio di stile, non è un termine limitante, una band che non ha nessuna voglia di smettere di stupire e di dire la sua, enorme, per quanto rende semplice, quello che è genericamente più complesso e per quanto riesca a ricamar sopra la roba più elementare. 
Ma tutto questo non basterebbe se non ci fossero le canzoni, i pensieri da metterci dentro, il talento compositivo. Dopo la titletrack "Figatta de Blanc": intro tipico dei nostri, l'album si apre mirabilmente con "Vacanza alternativa": un funky letteralmente spassoso "Mi devi presentare la tua amica che ho voglia di parlare" con falsetto, coretti, botta e risposta e fiati in evidenza, con Paola Folli che spiega la ricetta "su un piatto che profuma di bosco", a rigor di metafora, impossibile non ridere..... "Molto meglio una mela con l'amica della nonna trans". "She wants": è invece una ballad sospesa tra gli anni '80 e le boy band della seconda metà dei novanta, cantata da Rocco Tanica con l'apporto del disc jockey britannico Nick The Nightfly: "Perchè sono una persona senza pregiudizi che non mi impedisce di amare senza remore" con nel finale il ritorno di Elio e Giorgia, che al di là della traduzione dall'inglese, si capisce sia chiaramente il continuo delle ricerche sessuali "nuove" del protagonista della prima traccia. 
"Parla come mangi" è un brano invece decisamente punk/rock con ampi risvolti melodici, con un testo esilarante sull'uso abusato dei termini esterofili nella nostra quotidianità:  "Tu vorresti darmi alcune spiegazioni non lo accetto io voglio solo brieefing". "Punk prima di te": "Un barbone chiede i soldi davanti alla stazione ma non mi suscita emozione alcuna, ma se vedo un homeless che chiede del cash io gli do il finger food  Parla come mangi,Scrivi come bevi". Si prosegue con "Il mistero dei bulli": "Come i fratelli Lumiere che erano dei bulli francesi che non gli bastavano le foto e hanno inventato il filmino" forse il brano tra virgolette più sanremese, cioè una parodia musicale in piena regola "Il bullo è il figlio del tamarro che picchiava pure me". "China disco bar": dance, tecnologia e Cina che più vicina non si può: "Vieni insieme a me a ballare sulle note di Shangay". "Il quinto ripensamento": la cover sanremese, "un funkettone dance eppur classicheggiante" "Ma quanto è bravo Beethoven specialmente se pensi che è dell'800". "Bomba intelligente": con la voce del compianto Francesco Di Giacomo: "Con un gesto eccezionale stringe al cuore il suo potenziale" epica, solenne nel suo dipanarsi. con tanto di assolone finale: "Maremma maiala ma che bello sto assolo di chitarra, ma questa è un assolo di violino rock, è Mauro Pagani". "Inquisizione": rock blues trascinante che parte con un organo alla Zucchero (tanto per restare in Italia e alimentare il gioco dei nostri), che nella seconda parte si prende piacevoli derive funky, dedicato a Giordano Bruno e a quelli come lui del "pensiero libero". "Di scienza è meglio non parlare se c'è la Santa Inquisizione che arrostisce le persone". "Ritmo sbilenco": "Chi l'ha detto che la musica orecchiabile debba limitarsi a quattro accordi e a un banale motivetto chi l'ha detto che scalare le classifiche non si a consentito alle canzoni che non hanno il tempo dritto credo che ne avrebbero diritto " puro mood anni '70, trascinante. "Il rock della tangenziale": "Non siamo stati per stare in un auto... aiuto"  con J-ax, altro brano conosciuto prima della kermesse sanremese; "E dico rock mentre accendo e spengo gli stop" un rock'n'roll  classico e claustrobico.
"Cameroon": "Sono le specialità si però mi manca il panino col saleme"  tropicale e spassosa, "senza piantarla con i bongoo", divertita e irriverente, con i botta e risposta tra strofa e coro: "all'ombra del penultimo sole si era assopita la balena e il pescatore nipponico la catturava e la serve per cena", proseguendo con le origini ballad anni '60 di "I delfini nuotano": "Tanto siamo tutti essere nuotanti" cantata con "finto trasporto emotivo" rimarcando ogni fine frase... fa venire in mente i primissimi Elii, quelli di Faro per intenderci. "Il primo giorno di scuola": punk rock,, tra Skiantos e Tapparella, il primissimo singolo rilasciato: "Mamma lasciami la mano un bambino non son più mamma tienimi la mano non conosco nessuno". Ma è "Vincere l'odio" l'esempio di stile finale che come ben sapete i nostri hanno portato a Sanremo, con San Paolo e i ritornelli anni '60, senza strofe, una vera e propria sfida al contrario per il pubblico dell'Ariston, col finale che inneggia/contesta il Massimo Ranieri di Perdere l'amore, anche se Elio ha smentito... come doveva, per reggere il gioco: "Ma due occhi per amarsi sono pochi per amarci ce ne vuole almeno tre".

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