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Marlene Kuntz - Lunga attesa


"Lunga Attesa" entra di diritto come minimo tra i cinque migliori album dei Marlene Kuntz, ed è una gran cosa a ben vedere, vista anche la triade d'esordio inattaccabile, ed è una gioia, poter scrivere senza reticenze su un nuovo album targato Marlene. Li abbiamo criticati, a parer nostro giustamente, forse anche per troppo amore, ma anche perché ci pare giusto avere delle "attese", riguardo a certe uscite che consideriamo "importanti"..  avevamo scritto che l'ultimo lavoro in studio ad esempio era si discreto, ma che di quelle canzoni, forse ne sarebbero rimaste un paio "in una fantomatica scaletta live"... oggi possiamo dire che a parte qualche sbavatura "perdonabile" Cristiano Godano e soci, sono tornati... "definitivamente", e lo hanno fatto in un certo qual modo, che non è un discorso da fan della prima ora, pur ritornando ai sapori degli esordi, complice anche forse la celebrazione di "Catartica"... un nesso, c'è, ci pare evidente, ma il fatto non è questo, è che i "Marlene Kuntz" si sono liberati... e si esprimono liberi da preconcetti, da obblighi veri e/o presunti, riescono finalmente a canalizzare le energie in maniera assolutamente adeguata... non che recentemente non abbiano sfornato buone canzoni, ma tra questi solchi si respira aria nuova "emozionale", e non è che siano tornati alle sonorità degli esordi e non è che... semplicemente forse è tornata l'ispirazione... "quella vera",  che al di là di tutto, è l'unica cosa che conta e che ci interessa... i Marlene Kuntz non devono in ogni caso dimostrare niente a nessuno, ma "Lunga Attesa"... ne valeva la pena:

"Narrazione": "E' la realtà che ci disintegra e nulla c'è che ci reintegra" reading su chitarre spoglie e abrasive, melodica e un pò didascalica in certi passaggi, sin troppo ripetitiva e standard nelle sue dinamiche: "non sentiamo nulla se non le coscienze immacolate"

"La noia": "mi sento meglio se oggi mi sfogo un pò" incedere arrembante su ancora una sorta di reading, piace il piglio punk, che sembra riportare quasi una sorta di purezza, così come certe atmosfere fanno ripensare ai tempi di "Catartica", non convince del tutto il ritornello, mentre non dispiace lo special "sonico" vecchia maniera.

"Niente di nuovo": "gogne mediatiche decapitazioni oceani di stupidità, migranti in fuga su dei barconi, polifici di nuova realtà" accenti "sbagliati" e sapori new wawe che si accendono nel ritornello ad indagare la "quotidianietà" più interessante la strofa che il ritornello dove ad un elenco di fatti corrisponde una sentenza piuttosto facile, non solo dal punto di vista testuale.

"Lunga attesa": sinuosa e suggestiva ballad  con costruzione tipica anni 70, che cresce per accumulo, decisamente riuscita: "ma è così importante quanto piccoli siamo noi? Siamo un accidente casuale nell'ebbrezza universale mio Dio"

"Un pò di requie": "i corpi ancora elettrici si vogliono respingere e allora non forziamoli" ariosa e complice, romantica nel senso più nobile del termine con ritornello coinvolgente... è il guizzo del fuoriclasse che non muore mai: "si l'amore sa distruggere quando gli diamo possibilità se l'amore ci distrugge saremmo stati folli e scemi"

"Il sole è la libertà": Assomiglia e non poco a "Fuoco su di te"; decisamente meno "nervosa" nel suo incedere, ma sicuramente suggestiva e centrata: "Non hai creato per me il mondo dentro di me l'ho fatto io non so ma tutto viene da te"

"Leda": sfuriata punk per una storia sadomaso "senza morosità che non sia complice senza moralità" Uno strano incrocio tra Donna L e i Baustelle della Moda del lento accelerati ovviamente, riuscito in pieno "tra la fiducia nel suo Signore e lo stimolo ad esagerare"

"La città dormitorio":"e sei condannato e neanche lo sai" mood incendiario e ritornello evocativo "l'entusiamo è un'agonia nella città mortorio e lo stupore è un'imprudenza da addomesticare" trascinante

"Sulla strada dei ricordi": Continua il mood "incendiario" la trama si fa oscura e ammaliante, e si procede a stop and go ben assestati: "quelle maschere non le abbiamo lasciate mai"

"Un attimo divino":  brano decisamente più leggero " e penso alla tua fulgida bellezza nobile quando sei commossa e fragile" nobilitato da un reading e dal lavoro "solenne" delle chitarre elettriche e dallo special... ma è evidente che non bastino.

"Fecondità": primo singolo estratto, strofa incessante dove il riff può richiamare i Diaframma più o meno recenti, con un bel ritornello non banale, aperto, che sa quasi "di sfida" e uno special ficcante: "C'era una volta la parola poi la parola fu tradita togliti i panni da escariota e indossa una bella museruola" 

"Formidabile":"se hai sbagliato cosa ti fa credere che siano stati loro e non te", suggestiva e ironica, incisiva, i Marlene chiudono e ritornano "i Marlene" nel miglior modo possibile, ci ripetiamo: "Lunga Attesa" ne valeva la pena.

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