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Nelle sale italiane il documentario dell'incontro del secolo "Hitchcock/Truffaut" (dal 4 al 6 aprile 2016)


La più grande lezione di cinema di tutti i tempi, ovvero l'incontro "Hitchcock/Truffaut", è un documentario che approda nelle sale cinematografiche italiane. Acclamato dalla critica e proiettato ai festival di Cannes e Toronto, verrà distribuito da Cinema e Nexo Digital il 4, 5 e 6 aprile per portarci direttamente nel mondo del creatore di PsycoLa finestra sul cortileGli uccelli e La donna che visse due volte. La visione singolare di Hitchcock, mostrata grazie ad estratti dei suoi film, alle registrazioni originali dell’intervista, alle fotografie del tempo, alle lettere che i due si scambiarono, verrà rievocata e commentata da alcuni dei più importanti registi di oggi: Martin Scorsese, David Fincher, Arnaud Desplechin, Kiyoshi Kurosawa, Wes Anderson, James Gray, Olivier Assayas, Richard Linklater, Peter Bogdanovich e Paul Schrader. Diretto da Kent Jones e scritto assieme a Serge Toubiana (già ex direttore dei Cahiers du cinéma, rivista nella quale si formò lo stesso Truffaut), "Hitchcock/Truffaut" altro non è che la storia di un critico che divenne regista (nel 1962, all’età di trent’anni, Truffaut aveva girato tre film) e di un maestro del cinema all’apice della sua fama. Ed è anche la storia di un appassionato réalisateur francese e di un regista inglese che era al centro di Hollywood e della complessità dei grandi studios. Il loro dialogo è un confronto tra due idee molto diverse, quasi opposte, di cinema sia come arte che come industria. 

Quando François Truffaut intervistò Hitchcock su ogni film della sua carriera - in "Il cinema secondo Hitchcock (Il Saggiatore) - aveva un’intenzione molto chiara: mostrare ai critici americani che si erano sbagliati a sottovalutare le pellicole di Hitchcock, che per loro erano solo opere di intrattenimento. Così Truffaut ha seguito e poi concluso quella sequenza logica che prese spunto da un gesto critico iniziato con i suoi amici Éric Rohmer, Jean-Luc Godard, Claude Chabrol e Jacques Rivette negli anni ’50 ai Cahiers du cinéma con uno scopo: far sì che Alfred Hitchcock venisse riconosciuto come un vero maestro della settima arte. "Se siamo disposti ad accettare, nell’epoca di un Ingmar Bergman, l’idea che il cinema non sia inferiore alla letteratura - afferma nell'introduzione al libro - credo che sia necessario classificare Hitchcock (ma tutto sommato perché classificarlo?) nella categoria degli artisti inquieti come Kafka, Dostoevskij, Poe. Questi artisti dell’angoscia non possono evidentemente aiutarci a vivere, perché vivere per loro è già difficile, ma la loro missione è di dividere con noi le loro ossessioni. Con questo, ma anche ed eventualmente senza volerlo, ci aiutano a conoscerci meglio, il che costituisce un obiettivo fondamentale di ogni opera d’arte".

Questo venne definito dal regista francese "... un lavoro giornalistico, avendo Alfred Hitchcock un bel giorno (sì, quello fu per me un bel giorno) accettato l’ipotesi di una lunga intervista di cinquanta ore. Ho quindi scritto a Hitchcock per proporgli di rispondere a cinquecento domande attinenti esclusivamente ala sua carriera, considerata nel suo svolgersi cronologico. Proponevo che la discussione vertesse più precisamente su: a) le circostanze che circondano la nascita di ogni film; b) l’elaborazione e la costruzione della sceneggiatura; c) i problemi di regia particolari di ogni film; d) la stima fatta da lui stesso del risultato commerciale e artistico dei singoli film in rapporto alle speranze iniziali. Hitchcock accettò". È così il 13 agosto del 1962 François Truffaut e Alfred Hitchcock (quest’ultimo proprio nel giorno del suo 63esimo compleanno) si siedono l’uno di fronte all’altro per cominciare quella che sarà una lunga e fruttuosa chiacchierata. Accompagnati dall’interprete Helen Scott, i due staranno insieme una settimana intera, durante la quale il grande autore britannico condividerà con il suo giovane ammiratore i segreti del suo cinema. Da quell’incontro nascono una solida e duratura amicizia e il libro Hitchcock/Truffaut che il regista di Jules e Jim amava chiamare “Hitchbook”. La celebrata opera di Truffaut basata sulla sua intervista al maestro divenne così il libro da leggere per gli addetti ai lavori di tutto il mondo e ancora oggi ha lo stesso valore di allora. Le conversazioni tra i due, infatti, cambiarono profondamente la critica nei confronti della filmografia di Hitchcock e destarono scandalo perché lo stesso concetto di “cinema” venne totalmente sconvolto.


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