"On di Elisa" è in estrema sintesi un album fatto e pensato per un mercato internazionale, c'è dentro tutto quello che va di moda adesso oltreoceano e di conseguenza anche in Italia. Se fosse stato cantato in lingua madre forse avrebbe avuto più senso, in inglese, la domanda che ci poniamo, è la stessa: Che possibilità hanno canzoni "del genere" nel mercato internazionale e di conseguenza in quello italiano, se posso ascoltarmi comodamente Katy Perry, Adele, Taylor Swift, Charli XCX e compagnia... nel tempio pop per eccellenza dove tra l'altro spuntano come funghi inevitabilmente e dove l'immagine la fa da padrona? Se la partecipazione ad Amici può rispondere e bene quanto meno per la nostra terra, perché Elisa adesso ha raggiunto davvero tutte le tipologie di pubblico, "fuori" il dubbio permane. Premesso questo, l'album fa ben presagire, perché "Bad habits": morbida e sinuosa pop ballad ricca di vocalizzi alla Elisa con un bel ritornello fa subito colpo, "Rain over my hand": dal mood vintage anni '80, dove spiccano il ritornello e l'arrangiamento prosegue che meglio non si potrebbe e in "Love me forever": Elisa mischia felicemente un sound tipico anni 60 a sonorità black, per un' altra prova decisamente convincente. Con "Love as a kinda war": ballad soul, sospesa che si distende melodicamente nel ritornello, i brani incominciano ad assomigliarsi..."Hold on for a minute": è appunto altra ballad soul che rispetto alla traccia precedente ha una certa intensità e esplode stavolta letteralmente nel ritornello. La sufficienza per entrambi i brani comunque è indiscutibile. "Waste your time on me": con Jack Savoretti, un vero e proprio botta e risposta tra i due, per una pop ballad, decisamente standard nel suo dipanarsi, è il primo episodio debole dell'album che prosegue con "With the hurt": la sublimazione del discorso fatto a inizio recensione, ammiccante per costruzione, non dispiace neanche... anche se sembra più Rihanna che Elisa e lo stesso si può dire per "Catch the light": vedi ritornello e come entra la ritmica, che magari ha in più un'interessante cantato straniante nella strofa. "Peter Pan": funky pop leggero e sbarazzino, con virate dance nel ritornello, che fa venire in mente Katy Perry, a parte i riferimenti è sicuramente accettabile così come "No hero": il primo singolo estratto, evocativo che ben presto si fa complice. Il finale del disco purtroppo è una sorpresa in negativo dietro l'altra:"Ready now": costruita per accumulo di tensione piace fino a metà quando il brano sposta il suo raggio d'azione su sonorità dance amalgamate con troppe tracce vocali effettate... e lo stesso si può dire per la prima traccia in italiano "Bruciare per te": che ha un inizio minimal che non dispiace e poi c'è quasi un'esplosione immotivata di suoni ed effetti nel ritornello troppo decisamente enfatico ma c'è di peggio, è il caso di "Sorrido già" con Emma e Giuliano Sangiorgi... ballatona tipica che si mantiene sorniona fino a uno special che è il trionfo dell'esagerazione. Tirando le somme e al di là di logiche di mercato che non possiamo conoscere, "On" non difetta comunque di buone canzoni ma per la prima volta in un album di Elisa ne ha anche delle brutte... se poi ci mettiamo dentro "il già sentito" che si respira tra i brani e si tiene conto delle potenzialità e della carriera dell'artista, non si può che restare delusi.
Un viaggio folk, dal sapore d'Oltreoceano quello di Matteo Nativo in "Orione" ( RadiciMusic Records) , per seguire una stella, la più luminosa, per non perdersi e per tornare a casa. Perchè è bello il viaggio, ma è anche più dolce il ritorno. Matteo Nativo per la prima si cimenta con un album di inediti e ci arriva ad un'età indubbiamente matura e consapevole oltre che con ottimi compagni di avventura: Francesco Moneti (violino), Bob Mangione (armonica), Michele Mingrone (chitarra), Lele Fontana (piano e hammond), Elisa Barducci e Claudia Moretti (cori) e con l'apporto e la voce della cantautrice Silvia Conti. Perdersi. Dicevamo. Ed è da qui che il nostro inizia questo concept musicale, con " Che ora è" , raccontando la separazione dalla moglie, del senso di sconfitta e del caldo afoso che opprime, giusta condizione di sopraffazione: "Non so che ora è, che giorno è, di questa estate che...". E' raro fare uscire come singolo una cover, ma...

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