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Gianluca Grignani - Una strada in mezzo al cielo



Non è un caso che per celebrare i vent'anni di carriera Gianluca Grignani, peschi a mani spinte dai suoi primi due album. Ci sarebbe più da fare una riflessione che una recensione vedendo gli ultimi fatti e le ultime dichiarazioni del nostro: "L'uomo e l'Artista sono la stessa persona" ha dichiarato qualche giorno fa. Una sorta di dualismo che Grignani sotto il peso del successo urlava già in "La fabbrica di plastica". La scelta oggi, di fare un compendio, un best of in chiave semiacustica, circondato da colleghi "più famosi di Gesù" che lo omaggiano, è un cerchio che si chiude ma rimane aperto, quando le canzoni del Grignani più sperimentale, quello appunto della "Fabbrica di plastica" vengono rilette come forse volevano proprio i produttori dell'epoca. Quasi come fosse una ripicca vent'anni dopo e che percorre le fragilità e le insicurezze del nostro rappresentata dall'incipit "Ho provato a essere come tu mi vuoi tanto che sai in fondo cambierei". Che attesta il fatto che Grignani è cosciente che le sue migliori cose le abbia fatte tanti anni fa, anche se le canzoni di "Campi di popcorn"  avrebbero meritato di essere quanto meno menzionate... e che adesso è un periodo di merda, che ha la stima e l'affetto più o meno disinteressato di altri artisti, che lui comunque c'è... che quanto meno i suoi due ultimi lavori, fanno ben sperare. Ecco forse questa dicotomia dalla quale Gianluca non ha mai saputo scegliere, dall'essere quello che si sente o quello che gli altri volevano per lui, è l'emblema dei suoi malesseri, questa sorta di insicurezza più che non scelta. Ma tralasciando questioni che in fondo non ci riguardano, sperando che Gianluca vinca una volta per tutte i suoi diavoli... L'album si apre con "Destinazione Paradiso", con la voce di Elisa che ben si sposa con quella del nostro nei controcanti per una versione più smussata, più d'atmosfera. "Una donna così": è il primo singolo estratto, coi violini protagonisti come novità. "L'allucinazione" con Carmen Consoli, mantiene intatti i suoi risvolti psichedelici ed è una delle riletture più interessanti. "Come fai": è più diradata, con un bel basso portante e accentua il mood country nel ritornello. "La fabbrica di plastica", con Luciano Ligabue, perde forza ed empatia ma era quasi inevitabile così come la versione di "La mia storia tra le dita" con Annalisa, non è niente di memorabile, al punto che sembra un duetto sanremese. Per fortuna arriva "Madre" da "A volte esagero" sicuramente uno dei brani più intensi e sinceri scritti dal nostro. "Rokstar": con Briga, anche così spoglia, non dispiace, anche perché alle chitarre elettriche è deputato un ottimo solo sul finale, il grido di solitudine rimane intatto. "Il gioco di Sandy": qualche elemento etnico, ma sostanzialmente il brano rimane uguale quanto meno nella strofa, nel ritornello forse Gianluca esagera per davvero, troppi elementi, preferibile alla resa dei conti la vecchia versione. "La vetrina del negozio di giocattoli": mantiene il suo fascino come la versione acustica di "Solo cielo": che anzi ne guadagna in intensità, così nuda con le parole che non possono non far riflettere. "Falco a metà": con Luca Carboni assume contorni quasi cinematografici "on the road". "+ famoso di Gesù": con Fabrizio Moro, è acida e tagliente, rallentando opportunamente nel ritornello, uno degli episodi più riusciti. "Allo stesso tempo": da "Romantico Rock Show", versione deluxe, è puro folk rock all'americana, con l'armonica in evidenza, altro pezzo e testo scelto ci sembra non a caso, al di fuori dei primi due album. "Primo treno per Marte": con Max Pezzali, dove viene accentuata sin da subito la sezione ritmica a dare solennità al brano, la voce di Max è adatta, il risultato non è male, anche se la versione originale rimane preferibile. "Galassia di melassa": il peso del successo, gli amici che se ne vanno e Federico Zampaglione, la nuova vena scarna e l'arrangiamento prezioso dello special meritano, bella versione. "Una strada in mezzo al cielo": "siamo due tipi da unplugged dei Nirvana" secondo singolo estratto e unico brano inedito, ballad pop ad ampio respiro tipica del nostro, sicuramente orecchiabile ma decisamente niente di che, anche a causa di un testo banalotto:  "Ma come mi hai guardato mai quel giorno sulla metro che non riesco più a tornare indietro"

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