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I Gatti Mézzi - Perché hanno sempre quella faccia




"Perché hanno sempre quella faccia" è il nuovo bellissimo album de "I Gatti Mezzi", undici canzoni che si rincorrono per temi e atmosfere, tra canzone d'autore, sonorità retrò, sfumature jazzy, beat, scorci psichedelici e tanto altro per un album "Immaginifico", "cinematografico", "sospeso" che riesce a raccontare con apparente semplicità storie intime e profonde che la musica "eleva" per certi versi, conferendogli un'eleganza che trova felicemente posto in un ascolto dove è facile lasciarsi trasportare, chiudere gli occhi e vedere "Nora" che discute con la madre per il lavoro del compagno o vedersi a stendere i panni cercare di incrociare lo sguardo della vicina di casa che fa altrettanto... oppure ritrovarsi al bar del cuore, come un novello Stefano Benni a guardare con gli occhi degli altri la vita che passa, con la malinconia necessaria per affermare che a noi non ci cambieranno mai e che forse alla fine bastava un divano più che una figlia.... perché ci vuole ironia nella vita, che alla fine è un grande ballo regale, talmente bello che ti può ingannare se non sei "l'uomo del momento". Intensi e delicati al tempo stesso "i Gatti Mezzi" con "Perché hanno sempre quella faccia" confermano in toto il loro talento... non avevamo dubbi:

"Ci voleva un divano": "per riconciliare le tue cene vegane coi miei mostri nel forno" parte trasognante per risolversi in un beat arioso, costruita per accumulo, senza un vero e proprio ritornello

"Il mare è una scusa": "ho sempre preferito quello che non c'è rispetto a quello che c'è" al pianoforte, ballad morbida e sospesa,   che si sposa magnificamente con il mood notturno e le chitarre in sottofondo: "'ci 'hanno convinto che è giusto John Wayne, ci hanno nascosto Tom Waits"

"I miei amici non si sposano": "perché in comune è un pò triste, perché se lo sono scordato perché Dio non esiste" sbarazzino beat "giocattoloso" divertente, irriverente

"Con gli occhi conto i panni":  cinematografico coi synth in evidenza: "come fai a non volermi felice come fai a non volermi per te"

"L'estate sbagliata": dall'incedere zompettante col pianoforte portante, con virate funky/blues per accendersi sul finale: "come faranno ad asciugarsi le ossa, i panni, la cacca in giardino?"

"Sassini": nostalgica, al pianoforte, immersa in scorci psichedelici, "da quando non dormo non so neanche più contare"

"Io, te, il bar": divertente filastrocca dalle sonorità afro: "con i gomiti appoggiati aspettiamo che qualcuno ci risolva quegli assilli che non piacciono a nessuno"

"Non cambieremo mai": "madri che comprano i sogni alla figlia scoraggiata" colorata e ampiamente godibile

"Nora": "mi sento un pò stanco stanotte il mio sogno è leggere un giallo" marcetta dal piglio popolare "pensavo bastasse una figlia per fare famiglia credevo di si"

"Mario, fino a qui tutto bene": "che Bianca è cresciuta e mi chiede di te" intima, notturna, jazzy "sembrava tutto semplice ma son dovuto crescere"

"L'uomo del momento": "va molto piano perché andare forte non va più di moda" solenne malinconica e ironica ballad al pianoforte, deliziosa

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