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"Non dirlo al mio Capo"







Una spruzzata di "Tutti pazzi per amore", un pizzico di "Braccialetti rossi" più una qualunque serie di Avvocati che devono risolvere di volta in volta un singolo caso... a prima vista si potrebbe riassumere così in maniera sbrigativa "Non dirlo al mio capo" in pieno svolgimento sulla rete ammiraglia della Rai, ma questa fiction merita di certo un approfondimento. 

Diretta da un regista come Giulio Manfredonia che ha sfornato diversi film di qualità: È già ieri (2004), Si può fare (2008), Qualunquemente (2011), La nostra terra (2014), tanto per citarne alcuni, una vera e propria garanzia insomma:

"Non dirlo al mio capo" è piacevole, fa anche riflettere e diverte e commuove nello stesso tempo, rifuggendo stereotipi e banalità.

Vanessa Incontrada/Lisa Marcelli rimasta vedova e con due figli,  di un marito che ha prosciugato il conto in banca andando appresso all'amante, è costretta a cercarsi un lavoro rispolverando una laurea in legge mai usata. Ma le è praticamente impossibile accasarsi lavorativamente parlando, causa il fatto di essere una madre. La nostra non si perde d'animo e grazie a uno stratagemma si fa assumere come praticante nello studio legale del rude e affascinante Lino Guanciale/ Enrico Vinci, a cui fa credere di non avere figli.


Da questo incipit e dalla tensione "amorosa" tra i due si muove ogni episodio che è strutturato e bene su tre sotto trame: "Il caso da risolvere" , "Il passato dei due protagonisti", "I personaggi di contorno che interagiscono con i nostri". Per il primo aspetto la produzione si è avvalsa di studi d'avvocatura veri e propri per mantenere una veridicità nella successione degli eventi, costruiti secondo colpi di scena piuttosto attesi ma poco prevedibili, facendo salva la credibilità delle singole vicende. Da qui, dalle singole storie, scatta un riuscito meccanismo empatico coi protagonisti che li porta a riguardare il proprio passato, che continuamente gli fa fare i conti con le corna del marito più che con la morte di esso per Lisa Marcelli, con la malattia del padre e i rimorsi di coscienza per l'incidente che tanti anni prima causò la dipartita del fratello per Enrico Vinci

Qui sta il cuore della serie. Perché mentre si risolvono casi su casi, la coppia Incontrada/Guanciale, prima di innamorarsi una volta e per tutte deve cercare di risolvere "i casi" che riguardano loro stessi, le loro vite precedenti. Terza sotto trama, da non trascurare, perché rafforza la serie, è la caratterizzazione dei personaggi minori, che alla resa dei conti non lo sono affatto. Tra tutti l'improbabile bambinania glamour Perla, interpretata da Chiara Francini ne è un fulgido esempio, sono sue le battute e le scene più esilaranti e non è male anche la Marta di Giorgia Surina, avvocato arrivista e apparentemente senza scrupoli, che nasconde invece un'infanzia difficile. 


L'Incontrada viene letteralmente travolta da entrambe per un motivo e per un altro come dalle sue proiezioni "angelo e diavolo" come "mamma e amante" che l'accompagnano nei momenti più surreali ma "Doppio" che la porta a interagire come su un ponte "sospesa" tra il vecchio e il nuovo.

Una serie insomma decisamente attuale che riesce ad avere un suo equilibrio, senza scadere troppo nel sentimentalismo e con un tocco di politicamente scorretto che non guasta. Che ha il merito di mettere tanta carne al fuoco e di non fare confusione, di non bruciarla e di portare il tutto a cottura ottimale. Con la leggerezza in fondo si possono trattare anche tematiche importanti, basta saperla usare.

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