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Bue - Kind of Bue (Ep)


Dopo l'ep "Un quarto di Bue" ed il disco "L'insostenibile leggerezza di Bue" che ci aveva convinto a pieno, la band di Daniele e Simone Bova e Isidoro Galatro torna con un nuovo Ep "Kind of Bue". Prodotto da Bue e da Matteo Portelli (Mamavegas) e masterizzato da Andrea Suriani,  i tre brani sono in realtà microstorie. Si parte da un viaggio "psichedelico" per continuare con la magia della bellezza, approdando infine alla vita che scorre tra le fila della quotidianità. Tutto questo sempre con un elettro pop anni '80, che non intende strafare e che è sempre puntuale, in cui i synth fanno davvero un bel lavoro. E Bue in punta di piedi riesce ancora a creare una piccola "sorta di magia". 

"America (Una volta a Twin Peaks)": l'inizio distorce il sound inquietante della celebre serie di David Lynch: "Sarà per le montagne e gli abeti un pò per me se tutto era così strano. Se i padri qualche volta non erano più in sè..." le sonorità anni '80 cui Bue ci ha abituato qui sono ridotti all'osso per rendere al meglio la modalità onirica dei nostri. Poi nella seconda parte e verso il finale potenti synth fanno esplodere il brano e forse potevano entrare anche prima. 

"Le streghe": synth ipnotici guidano un uomo stregato da quello che sembra amore: "Come vuoi affrontare la questione sono pronto anche a sparire per avere un pò di pace, non so più se mi piace tutta questa ispirazione. Che poi la tua bellezza non mi da mai tregua...". Anche qui, come nel precedente, la seconda parte s'infiamma a sprazzi. 

"Wimbledon": arpeggi sonnecchianti, la voce di Simone bassa forse troppo: "Ti bacio e volo via dalla finestra a prendere la colazione al bar sotto casa come in un quadro di Chagall". Dal testo semplice ma delicato, musicalmente è molto elettro-pop, nostalgico dei giorni nostri, che scorrono via, perchè "un giorno non ci basterà", ci lasciano in attesa a guardare ammaliati quello che ci circonda senza poter fare nulla, come quando si assiste ad un incontro di tennis, probabilmente.




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