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#Nuovo Mei 2016: Noi c'eravamo


Una città che sembra una grande famiglia allargata, dove anche se non hai una bici non ti senti mai a piedi, specie se tra le mani scompaiono piadine, romagnole da esportare, cantava Samuele da Cattolica tanti anni fa, quanti o giù di lì il Mei nasceva. 
Il nuovo Mei oggi, tre giorni densi di gusto ed entusiasmo, un cartellone di eventi che fai fatica a destreggiarti, che maledici il non avere il dono dell'ubiquità.
Faenza è uno spettacolo di per se, popolare e colta, affascinante, un venerdì sera non qualunque, gli Extra Liscio capitanati da un Mirco Mariani strepitoso ne sono un fulgido esempio. La temperatura cala vertiginosamente come il Sangiovese mentre Moira e il suo chacha sbilenco fanno venire i brividi, aria di festa e riverberi.
Il giorno dopo, una delle grandi novità di questa edizione del Mei, ovvero i tavoli tematici sul giornalismo musicale odierno. Grandipalledifuoco siede al tema: E'possibile sopravvivere oggi facendo giornalismo musicale? Capitanati dal rock'n'roll soldier Federico Guglielmi, ci si scambiano esperienze, opinioni, idee, convertendo sul fatto che oggi è oggi, che è palesemente tutto cambiato e l'unica cosa da fare è acquisire sempre più maggior professionalità e competenze varie per affrontare al meglio questa nuova era dove citando Caparezza: "Chi se ne frega della musica, se tutti oggi parlano di musica". La speranza sopravvive anche perché gli aneddoti del Federico combattente ti instillano fiducia per forza di cose in e per un mestiere così bello.
Fiducia e forza anche nell'incontro coi colleghi incontrati, suona male, lo so, ma non ho saputo resistere, come Oscar Wilde alle tentazioni e io a una birra in più ogni due, passa Giovanardi, quello vero, parafrasando i Baustelle, Mauro Ermanno, con assistente vistosa al seguito, passa Benvegnu, passano i viandanti, passano i.... Sua Santità per quel di Faenza home sweet home, il mitico fantasista Gene Gnocchi, Motta all'happy hour stranamente, sorry nuovamente e persino Pinuccio. Pronto?
La piazza è stremata, affollata non renderebbe, per Daniele Silvestri, esempio perfetto di carriera artistica, dice annunciandolo il patron Giordano Sangiorgi, da indipendente alla folla, lui attacca con Marzo 3039, uno dei suoi primissimi pezzi.... Intanto che partono i missili.... E che da altre parti si omaggi Battisti.... Che ubiquità permettendo la notte ci attende in collina a venti km da Faenza. Questo passa il convento, non è un caso, il problema è che venendo dalla Sicilia siamo a piedi, di bici neanche l'ombra e neanche le piadine se la passano poi così bene incanalate nella nostra digestione. Ci soccorrono colleghi muniti di panda che ci portano a farci benedire, non è un caso, ripeto. Mentre una pipa distesa in abito lungo ci accoglie e una suora con occhiali da sole a tarda notte sogghigna come in un film di David Lynch mentre prendo un mokaccino prima di scappare a letto.  Domenica mattina, niente messa, ma colazione si, e ancora uno strappo dai colleghi, che un piccolo bus per quelli che venivano da lontano si poteva pur fare o no? Poco male, si socializza di più. Assistiamo a una vera e propria lezione di giornalismo, con racconti carichi di verve e ironia, passione e sudore, da parte di Giò Alajmo e Enzo Guaitamacchi in particolare, che sono carichi e vogliosi, giovani per davvero, molto più dei giovinastri disillusi e pseudo cinici che si sono succeduti al dibattito moderato magistralmente dal grande Enrico Deregibus.
Torniamo a casa con lo spirito dei grandi saggi che abbiamo avuto l'onore di ascoltare, facendo tesoro della bellezza che ci hanno trasmesso e con l'amore per la musica che abbiamo goduto negli occhi di Faenza.

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