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Custodie Cautelari - "Notte delle chitarre (e altri incidenti)”


Le Custodie Cautelari di Ettore Diliberto in "Notte delle chitarre (e altri incidenti)” possono schierare una squadra, una super band che vede alternarsi Matteo Gabbianelli dei Kutso, Stef Burns, Giuseppe Scarpato, Maurizio Solieri, Luca Colombo, Enrico Ruggeri, Alberto Radius, Ricky Portera, Cesareo di Elio e le Storie Tese, il Mito New Trolls, Clara Moroni, Giacomo Castellano, Mario Schilirò, Cico Falzone dei Nomadi, Federico Poggipollini, Marco Ferradini, Gogo Ghidelli, Andrea Fornili, Ricky Belloni, Luigi Schiavone, Andrea Cervetto come a dire, scusate se è poco. Ne viene fuori un album coeso per quanto concerne il sound, un rock abbastanza classico, con gli ospiti che di volta in volta apportano il loro contributo. Eppure non basta, "la bellezza" invocata nella prima traccia, rimane per così dire "soffocata" e brano dopo brano si apprezza "la tecnica" ma si fa fatica ad andare avanti. Saranno troppe forse le tracce che finiscono così con l'assomigliarsi. In ogni caso non mancano le buone canzoni a cominciare da:

"Tic tac la vita che passa": “Costruendo un tempo che verrà" dall'incedere incessante e improvvise aperture melodiche, per la ripetizione del titolo, fa pensare a Lucio Dalla: "C'è un gran bisogno di bellezza"

"L'impossibile": "Facile dunque chiedersi cosa stiamo aspettando se molti già vivono come John Lennon a Camden Town" sostenuta classic ballad ricca di soluzioni varie che la fanno crescere d'intensità

"Parte della musica": "... ecco la novità" dichiarazione d'amore per la musica, musicalmente vale il discorso fatto per la traccia precedente

"Tutto per te": "Ogni temporale si porterà via lampi e tuoni" rock ballad con strappi blues/soul

"Non volere volare più": "Tutto cominciò con il primo battito, ebbi la vita che mi si diede ma solo in prestito" ricca di pathos e poetica

"Aria": chitarre rock, semplicemente, che spingono su: “Devi insistere, soccombere, riprendere poi vincere e resterò così per non perdere l’occhio sognante…”, l’assolo finale è naturale conseguenza…

"Un giorno nuovo": … “non voglio sprecarne più, vado via e ci riprovo, una traccia la troverò…”, rock italico in pieno stile Stadio, anche se localmente ha un non so che di Ron… anche qui immancabili assoli di elettrica che spesso fa il verso alla voce…

"Mai più": la guitar "riffeggia" anni ’80, il brano è più dissonante dei precedenti, con una batteria possente: “Esco da questa farsa giuro che non tornerò mai più…”

"Benvenuto nell'aldiquà": incrocio vocale tra Ron e Fabrizio Moro, Diliberto: “Brutta bestia l’umanità non ti devi fidare se ti vuole fregare…” assolone che non può mancare, ma con parterre di musicisti così è indiscutibile, anche se il pezzo strumentalmente andava limato

"Concio": malinconico pop-rock, dove l’elettrica effettata si affaccia ed è un piacere anche sentirla divertirsi tra le pentatoniche: “Cade e si rompe la notte e tu dove sei… certo va bene sia fatta la tua volontà”.

"Chiudi gli occhi e poi senti": l’arpeggio veloce, i piatti e il tamburo della batteria prendono per mano il brano che ha un’evoluzione vocale in stile Manuel Agnelli sì evidente ma non efficace anche se è più articolato musicalmente: “Ascolta bene questi mille motivi per cantare… mettiti la vita in mano che si deve andare…”

"Se poi Dio c'è": “Ancora no, il tempo no, non basta mai, come sai…” parte minimal e poi diventa troppo ridondante coi cori nel ritornello, testo incluso, canzone molto debole.

"Nun me scoccià": gran bell’assolo di elettrica in questo blues di Pino Daniele, tiratissimo: “A che serve stà accussì, sempi n’cazzati ma po’ picchì…”, poi le elettriche procedono leziose.

"La forma di un'idea": ritmica massiccia alla Ligabue: “E mi ritrovo ad immaginarti quando non ci sei, coi miei silenzi accompagnarti quando te ne vai…” amore non fa rima con cuore ma poco ci manca… finale rock anni ’80…

"Capodanno": spezzando coi precedenti, qui slide e acustiche folk, l’ultimo godibile del disco e l’errore probabilmente è l’incedere della batteria che apre la pista ad una ritmica colma di orpelli: “A quelli che pensano solo ancora a fare i soldi per non crepare…” 

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