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Milo Scaglioni - A simple present



"Milo Scaglioni" con "A simple present", rilascia un album più che interessante che lo sarebbe stato ancor di più se il nostro si fosse lasciato "trasportare" del tutto, come nella traccia che chiude questo lavoro, ovvero "Enough is not enough": il brano più vario, più coraggioso, sia dal punto di vista strumentale che da quello dell'arrangiamento, a liberare il talento, dentro c'è  tutto quello che non si può fare in una canzone di tre minuti di media come lo sono quelle dell'album, perché è chiaro, la durata maggiore, dà tutte le possibilità e un intero album con canzoni come questa sarebbe stato troppo di certo. Diciamo però che Millo Scaglioni avrebbe potuto "sperimentare" maggiormente per le altre nove tracce, adottando situazioni nel breve si intende, un pò meno consone magari, per dare al tutto quel surplus che avrebbe fatto diventare "A simple present" un ottimo album e non solo quello che comunque è... un disco di valore che non può non piacere per la qualità in se dei brani, per i suoi toni caldi, intimi, che ti conquistano ascolto dopo ascolto... ma che alla fine per così dire, non ti fanno sobbalzare dalla poltrona per entusiasmo di aver scoperto qualcosa di nuovo e fantastico, ti lasciano li, come a soppesare la bellezza, senza riuscire a godersela fino in fondo. Poco male alla fine, perchè il talento c'è tutto e la carriera solista del nostro è appena iniziata (nonostante le svariate collaborazioni avute nel corso degli anni) e siamo certi che saprà aggiugere i colori necessari alla sua tavolozza per conquistarci completamente. Se della suite finale di "Enough is not enough" abbiamo già detto, passiamo in rassegna gli altri brani che compongono "A simple present":

"Sea of misery": ballad alla Radiohead per certi versi, "distante" col pianoforte che fa la voce del padrone, cantata con voce bassa e profonda

"October" (What you want is where you belong): folk pop delicato dalla ritmica coinvolgente al tempo stesso con un ottimo lavoro delle chitarre

"Baffled mirror": per chitarra e voce, suggestiva ed evocativa specie nel ritornello "sospeso"

"Black dog N.7": folk "zompettante" e circolare, ha un non so che di rassicurante nel suo dipanarsi 

"Letter for pretty": delicata, lieve lieve, ninna nanna folk

"Stone cold sober": il mood ci porta a un Syd Barret edulcorato, il risultato è sin troppo gradevole, paradossalmente... ma non può non piacere

 "The 1st, the second and the last": tra le murder ballads di Nick Cave e trasognanti scorci psichedelici 

"Place your bet": freschezza anni '60 verrebbe da dire, breve e incisiva

"Taller on that tree": melodicamente una delle tracce più orecchiabili e anche delle più convincenti col suo vortice di suoni nel ritornello che le dona un'aria nostalgica e accattivante tipicamente anni'80

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