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Da chi non te lo aspetti - Francesco Tricarico


"Da chi non te lo aspetti" è uno dei migliori album di Francesco Tricarico, che ritorna per certi versi ai tocchi leggeri e surreali degli esordi, quando con poche pennellate costruiva un mondo meraviglioso da adulto che conservava il bambino che aveva dentro, mischiata all'esperienza accumulata negli anni, specie dal punto di vista musicale, che significa avere la giusta dose di malizia nel costruire pop song intelligenti, da classifica e di qualità, riuscire a citare con garbo i grandi della canzone d'autore italiana, sperimentare qua e la senza esagerare. Poche le sbavature per un lavoro vario e nello stesso tempo omogeneo, che fa divertire e riflettere al tempo stesso: 


"SOS oliva": "Tu ne sai quanto me ma pretendi di saperne più" elettronica leggera per una ritmica accattivante e un ritornello estivo e orecchiabile che può ricordare nell'attacco quello di Pes dei Club Dogo.


"Paradiso": al pianoforte, coi cori a reggere l'atmosfera intima, melodicamente ineccepibile: "perché mi parli sempre del passato hai ragione anche io mi sono stufato"


"Una cantante di musica leggera": con Arisa, canticchiabile dopo mezzo ascolto, con un mood vintage "irresistibile": "Voglio innamorarmi di una cantante di musica leggera tipo la Mazzini all'inizio della sua carriera"


"La bolla": "Chi non lavora l'amore non fa" pezzo funky ben arrangiato, con testo ironico e surreale alla maniera del nostro


"Un nuovo amore": arpeggi di chitarra e pochi orpelli, per un delicato brano folk: "l'immaginazione torna nel mio cuore fantasia nell'anima mia"


"Il motivetto": filastrocca pop, dal gusto giocattoloso che si apre a un ritornello arioso e contagioso: "un motivetto per portare la mia bella a passeggiare"


"Brillerà":"sognare crea dipendenza sogna con responsabilità" ironica, con un testo attuale e con Ale e Franz a pungolare il nostro, musicalmente banalotta con qualche eccesso tipicamente dance specie nel ritornello che soffocano la voce del nostro


"Stagioni": "Tu che capire non puoi chiamalo amore se vuoi" ballad aperta dai sapori anni sessanta che cresce d'intensità nel bellissimo ritornello


"Da chi non te lo aspetti": la titletrack presente anche in una versione per piano e voce (preferibile), fa pensare al Branduardi visto da Giorgio Faletti, con tocchi di elettronica, non convince del tutto, sia per il suo essere ripetitiva nella strofa e per un testo non memorabile: "ti arriverà un regalo inaspettato da noi a te che non ti aspetti nulla ormai"


"Ciao": chitarra e voce a narrare "la vita del quartiere che è come quella dei film"nella strofa e ritornello "popolare", ben congeniato che fa pensare a Tenco. Peccato qualche ingenuità nel testo


"Volo": "voglio vivere voglio sempre vivere sorvolando e mai scendere giù" sinuosa e cinematografica, carica di pathos

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