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Intervista con Anna Mazzamauro


L’attrice Anna Mazzamauro, è in scena in questi giorni con la commedia "Nuda e Cruda" e si appresta, dal prossimo anno, ad essere anche la "Divina". Intanto ad attenderla c'è il film di Fausto Brizzi, "Poveri ma ricchi". La abbiamo intervistata attraversando la sua lunga carriera.

Lei ha fatto cinema, teatro, ha scritto canzoni, libri. Qual è la sua casa?

Sono un'animale da palcoscenico, io adoro il teatro, in teatro ci si libera, c'è un rapporto diretto col pubblico, emozionante. Faccio anche cinema e a Natale girerò “Poveri ma ricchi”. Perché l'ho fatto? Per i soldi? (ride, n.d.r.). In realtà perchè il regista è Fausto Brizzi e perchè ho pensato che un'apparizione sul grande schermo giovasse la commedia che porterò in scena da febbraio. Per il resto, il fatto di girare le scene, o che non si può girare perchè piove, che devi recitare una battuta, che il regista, lo scenografo, il costumista si incontrano prima per impostare il tutto, trattandoti come un manichino, non fa per me. E poi mi piace studiare i miei personaggi. In vista della commedia che porterò in scena, la “Divina” di Jean Robert-Charrier, ho fatto un mese di prove: sarà una commedia divertente a cui ho apportato uno spessore maggiore.

Sul palco sta interpretando “Nuda e Cruda”. Invita il pubblico a liberarsi dei cattivi pensieri. Quanto c’è di lei in questo spettacolo?

L’ho scritto io, ci sono i miei ricordi, i personaggi che mi appartengono. Ci sono io dentro: il rapporto col Cinema, le prime esperienze, la signorina Silvani del “Fantozzi”. Io mi vendico di lei, perchè per liberarmi del suo personaggio ho dovuto fare tanto teatro. Voglio dimostrare che un attore può interpretare la Silvani ma può essere Medea, Cyrano o la Divina. In “Nuda e Cruda” racconto una donna “stronza”, il mio rapporto con la Silvani, gli amori non goduti, l'infelicità, la solitudine, la prima volta.


Si presenterà sul palco vestita di verdure e… canterà?

Non sono una cantante ma cerco di esprimere e raccontare musicalmente i miei personaggi, è emozionante e io ci riesco bene grazie alle musiche di Amedeo Minghi eseguite da Sasà Calabrese. Riesco ad interpretare l'arroganza di questa donna che parla della vecchiaia incombente, ma con una fetta di sentimentalismo, dando voce ad una coppia che si racconta; sarò, parafrasando un famoso film, “un trans che si chiama Desiderio”. Ma affronterò anche lo stupro, sarò una donna che parla con la Madonna, Maria. E' lì che canterò “Parlami d'amore Mariù”.

Ha interpretato anche donne simbolo come Anna Magnani e la madre di Melania Rea. Cosa rappresentano per lei?

Porto in scena un mio racconto scritto alle 3 di notte: quello della madre di Melania Rea, la giovane assassinata dal marito, che deve convivere con questo dolore. Una madre che la mattina si sveglia, va dal macellaio e vedendo un animale squartato ripensa alla figlia. La Magnani invece la immagino mentre riceve una telefonata da Rossellini: il regista la lascia così per la Bergman. Proprio come nel suo “La voce umana”, dove un uomo lascia l'amata per sposare una ragazza per bene. Racconterò il dolore di questa donna frontalmente e lo faccio seduta su una poltroncina, di spalle...


A teatro è stata anche un uomo, Cyrano De Bergerac, un eroe con un fardello alle spalle. Cosa vuole dire a tutti i Cyrano?

… di comportarsi come me, fare della propria atipicità un altro modo di essere belliNon so se ci sono riuscita però amo raccontare tutte le creature, a prescindere dal sesso.

Ha lavorato con grandi personaggi. Qual è la persona che più le ha dato tanto artisticamente e umanamente?

Il regista teatrale Aldo Trionfo, che sapeva prendere gli attori, non diceva mai loro cosa fare anzi dava consigli e lasciava massima libertà di espressione. Per il resto gli attori tra di loro non si trovano mai bene, perchè ognuno di noi si sente meglio dell'altro.

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