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La cena di Natale di Marco Ponti


"La cena di Natale" di Marco Ponti, sequel di "Io che amo solo te" (entrambi tratti dai libri di Luca Bianchini) ha tutti i difetti di un secondo capitolo. Mancano le rivelazioni, i colpi di scena, le situazioni comiche e anche lo spessore nelle vicende amorose che bene o male facevano strappare la sufficienza a "Io che amo solo te". In "La cena di Natale" tutto diventa sterile, schematico, ridotto a macchietta, senza verve e vis comica, con la Pivetti che sembra quasi non abbia voglia, per non parlare della coppia Scamarcio-Chiatti. Ma recitazione a parte il problema principale ci pare la storia in se, un inutile appendice che ripropone gli stessi personaggi svuotandoli di caratteristiche e interiorità. Damiano con Chiara all'ottavo mese di gravidanza trova il tempo di tradirla ancora una volta mentre Don Mimì, gli lascia l'azienda e progetta un viaggio a Parigi con Ninella, l'amore della sua vita. L'uomo regala alla moglie per rimorso di coscienza, prima di lasciarla, uno smeraldo, la donna scoppia di felicità e organizza per l'appunto "La cena di Natale". Il tutto si dipanerà in maniera improbabile, decisamente poco credibile, nel nome dei buoni sentimenti. 
"- Sai che da quando sto facendo sesso con te sono sempre più convinta di essere lesbica? 
"- Lo sapevamo tutti e due che papà prima o poi ti avrebbe lasciato la vita"
"- Io non ce la faccio più a fare le cose da sola sai che al corso yoga pre parto, mi chiamano la ragazza madre - Da quando fai il corso yoga pre parto?"
"- Damiano il cielo è grande, ma Polignano è piccola"
"- Te lo posso offrire un gin tonic a quest'ora dicono che un toccasana quando due si lasciano... ma non da soli"
"- Ti amo dal primo momento che ci siamo visti al festival w la fica di Copenaghen"
"- Ma come fai a stare con uno come me? - Hai mai sentito parlare dell'amore"

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