Mina e Celentano - Le Migliori


Mina e Celentano insieme dopo 18 anni, "Le Migliori" dovrebbe essere un evento, lo è... un capolavoro? Neanche per idea, peccato, ma a camminare sul velluto e all'essere riconoscibili e rassicuranti, "si fa". Da solisti entrambi coraggiosi da sempre si rintanano nell'album che li vede insieme in vecchie storie e ancor più vecchissime melodie, senza alcuna voglia di stupire, se non per i dialoghi extra della special edition e non si capisce il perché. Il problema è che non ci sono neanche i singoloni che un ascoltatore medio quanto meno si aspetta, perché non è che c'è un brano che si faccia preferire per... e si fa fatica inoltre a salvare i singoli brani in se... Se "Il bambino col fucile" col tutto il rispetto di Francesco Gabbani... "Amen" è il brano migliore del lotto... più di qualcosa è andato storto. A cominciare dal perché rifare una canzone israeliana Idan Raichel
con un testo di Riccardo Sinigallia, che assomiglia al Celentano vecchia maniera tra l'altro: "Amami amami": "senza ragione ne pietà semplicemente così" il primo singolo estratto è insomma una delusione enorme. "E' l'amore": "il soffitto è un cielo stretto, morale sotto al letto, l'orgoglio è come una malattia" dal mood jazzy per ritornello soporifero. "Se mi ami davvero": "accettami per come sono e credimi sono solo un uomo", brano scritto da Mondo Marcio, tra accenni soul e reading rap.... a sfiorare o a cercare di scansare il ridicolo involontario: "l'uomo perfetto è solo in tv, se sbaglio perdonami". "Ti lascio amore": "io non so che mi succede dentro e ogni decisione presa è indiscutibile e l'angoscia di sbagliare è insopportabile". "A un passo da te": "e faccio finta di capire e faccio finta di dormine mio dio  ho bisogno di un drink che mi tiri su ma il peggio è che ho bisogno di te" un "acqua e sale" simil reggae "zompettante" "ma cosa c'è da capire... mi fai bere" che è quasi una ventata di energia a questo punto della scaletta. "Non mi ami": "non sarò nel tuo domani non mi vuoi tra i tuoi legami" ancora un mood jazzy con i due che interloquiscono amabilmente, ma la magia non può scoccare con un testo del genere: "l'orgoglio che mi brucia dentro sarà dimenticato già domani". "Ma che ci faccio qui": "pensavo che non fossi più geloso ma è stato un grande sbaglio" scritta da Paletti, è un reggae, che vorrebbe essere irriverente ma ammicca alla "storia dei due" senza alcun mordente per trasformarsi in una festa popolare senza alcun bisogno. "Sono le tre": "quante volte hai deciso di dirmi ti amo di rubarmi il respiro, di pensare... pioggia d'estate sei tu come l'immenso nel blu" altra ballad con tutta l'interpretazione "sentita" ... "pianobar" è il risultato. "Il bambino col fucile": "vite basse consacrate alle tasse fanno l'occhiolino a Belzebù" Francesco Gabbani scrive il pezzo migliore dell'album, ironico e trascinante, un miracolo a sto punto. Come "Quando la smetterai": "percorrerò ogni istante del tuo amore per vocazione, per necessità" piano e "la voce",  anche in un falsetto strepitoso. "Come un diamante nascosto nella neve": "ma questa notte io son certo che cantando te mi scalderai" cantilenante e scontata nel suo dipanarsi melodico. Chiude una versione di "Prisencolinensinainciusol": dance... più che rap.... per la leggenda metropolitana che Adriano sia stato il primo rapper italico, che non c'entra alcun che col disco in se e di cui non si capisce il motivo a fine album.

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