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Ligabue - Made in Italy



"Made in Italy" il nuovo album di Ligabue, è la storia di "Riko", che non ha avuto "una vita facile", ma ci crede ancora, lotta, protesta, finisce con l'annusarla addirittura, giusto per vedere com'è... al limite dei sogni... e descrivere così l'Italia di oggi. Luciano Ligabue ne fa un bel racconto in musica, vario come mai nella sua carriera, riscoprendo forse musicalmente vecchi amori giovanili ma riportati ai giorni nostri in maniera convincente, dando spessore "al suo personaggio" e riuscendo a risultare credibile. Non è poco:


"La vita facile":"in un paese che fa finta di cambiare e invece resta a guardare" tra Jump di Van Halen e il Boss, o il primo Ligabue se preferite... pop rock all'americana: "qualcuno urlava il tempo non aspetta, le scuse son finite, avanti tutta"



"Mi chiamano tutti Riko": "c'è ancora per fortuna qualcuno che mi chiama" gradevole funky con un testo intelligente e centrato: "e un altro che promette più figa e meno tasse"



"E' venerdì non mi rompete i coglioni": "e le ragazze son sudate, sono giovane e impegnate che ballare oggi non è mica un gioco" trascinante filastrocca "dream" pop narrato dal punto di vista di adulti in un locale per "gggiovani" bella



"Vittime e complici": "questa casa non si scalda c'è la muffa alle pareti, alle pareti vuote" ballad folk blues che procede per accumulo d'intensità: "e basta coi ricordi per dirsi tanto adesso è tardi"



"Meno male": "ogni mese il fine mese sempre più lontano" altra folk ballad, piuttosto breve, con la tromba in evidenza a reggere l'atmosfera



"G come giungla": "ti devi spingere ancora più fuori, qui sei cacciato o cacciatore" il primo singolo estratto è un reggae ska rock che fa pensare inevitabilmente ai Clash



"Ho fatto in tempo ad avere un futuro (che non fosse soltanto per me)": "si trova sempre una ragione per brindare o ricordare o dimenticare oppure stare solamente svegli al limite dei sogni" pop soul "bianco" alla maniera degli Style Council per intenderci, coi fiati in evidenza e la chitarra a punteggiare



"L'occhio del ciclone": "neanche stavolta nessuno che ci ascolta" sonorità alla Cure che non dispiacciono, specie se è buono anche il testo, peccato per la sin troppo facile svolta melodica nel ritornello



"Quasi uscito": voce e chitarra, e accenni di piano per una brevissima traccia che può ricordare Nick Drake: "ora è tutto rovesciato, ora il cielo si è girato se ne è quasi andato"



"Dottoressa": tipico "rock blues tamarro anni 80" divertente: "sto aspettando il tocco che c'ha solo lei"



"I miei quindici minuti": reggae soul, arioso, con un testo centrato, non male: "chissà cosa staranno dicendo nel mio quartiere"



"Apperò": "come hanno fatto presto a passare ad altro a mettere via il microfono" appendice della traccia precedente "il risveglio dal sogno", per voce e  ukulele.



"Made in Italy": il secondo singolo estratto non che title track è paradossalmente uno dei brani più deboli dell'album, non convince, troppo facile, quasi didascalico, sia musicalmente che testualmente "c'è un treno che non ferma mai non smette mai è un treno che non è mai stato una volta in orario"



"Un'altra realtà": "non ho dormito ma ho visto l'alba e dentro l'alba ho visto te" chiude Made in Italy, un' altra ballad "speranzosa" con tanto di voci di bambini a esplicitare il concetto

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