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Serie tv a confronto: Crazyhead vs Van Helsing


Tornano i vampiri in Tv. E lo fanno con due serie completamente diverse tra loro accomunate soltanto dal ritorno dei "succhiasangue". Stiamo parlando di "Crazyhead" della Netflix e di "Van Helsing" della SyFy - entrambe approdate da pochi giorni in Italia - che per una volta non ci porta sullo spazio e che non stupisce. Il personaggio di Abraham Van Helsing compare per la prima volta nel romanzo "Dracula" di Bram Stoker del 1897 e viene da subito visto come l'antagonista supremo del re del terrore e di tutti i suoi adepti, personaggio carismatico, forte, imprevedibile, tanto da avere poi in seguito avuto anche diversi film e serie tv proprio interamente dedicati a Lui, e sottolineiamo Lui, si, perché Van Helsing è sempre stato un uomo, e quindi ci chiediamo: perché cambiargli sesso se il personaggio era già perfetto così? E' un pò lo stesso errore insensato fatto dalla CBS con "Elementary" che ha cambiato sesso a Watson: paradossale. 



Fatto sta che la SyFy e l'ideatore Neil LaBute, prendendo spunto dalla serie graphic novel intitolata Helsing della casa editrice Zenescope, hanno deciso di farla diventare donna: l'unica donna il cui sangue fa guarire i vampiri, che diventerà l'unica salvezza per la razza umana. La donna si chiama in realtà Vanessa, da lì il nome "Van" ed è interpretata dalla bellissima Kelly Overton. Vanessa è morta tre anni prima, quindi non sa cosa sta succedendo alla sua specie nel frattempo, ma un giorno, dopo il morso di un vampiro, si risveglia dal sonno apparentemente eterno e torna in vita per far trionfare il bene sul male, come nei più classici romanzi d'appendice. Insieme a lei in questa missione ci sarà Alex Miller (Jonathan Scarfe), militare incaricato di salvaguardare la "non vita" della Helsing, che, ritenuta un bene estremo per il mondo, verrà tenuta sotto sorveglianza costante nell'attesa del suo risveglio. Di contro c'è John (David Cubitt), collega di Alex, ma non "buono" come il primo, per creare il più tipico degli accostamenti tra bene e male, che è praticamente la cosa su cui si fonda tutta la trama, nella banalità più estrema.


Dall'altro lato c'è invece la Netflix, che con "Crazyhead" torna alla comicità grottesca miscelata all'horror, incentrata sulle figure di Amy (Cara Theobold) e Raquel (Susan Wokoma), quest'ultima un'esperta mediocre nell'uccisione di demoni e nelle relazioni complicate con i vampiri, che cerca di fare da mentore alla malcapitata Amy, che non capisce il perché vede le persone come dei mostri. Sarà Raquel a svelarle che lei è una prescelta, per sconfiggere il male, che ovviamente anche qui regna sovrano. Le due si troveranno a dover far fronte fin da subito ad una minaccia: Suzanne (Riann Steele), migliore amica di Amy, è stata posseduta da un demonio. L'esorcismo che Raquel cerca di fare però causa un effetto collaterale di non poco conto: la ragazza si trasforma in vampiro.



E' da lì che parte l'incipit di "Crazyhead", una serie che fin da subito si guarda con perplessità e cautela, credendo di stare per assistere al tradizionale horror/comic stile "Scream Queens" o "Ghost Movie", in cui la demenzialità la fa da padrone, con una trama senza senso, invece poi in maniera sorprendente e quasi impercettibile, la trama diventa trasportante, trascinante, vuoi o non vuoi ti trovi a chiedere: "ma queste due pazze inesperte ce la faranno a superare tutti questi pericoli?", ed incredibilmente ogni volta li superano e ti strappano qualche sorriso nonostante la drammaticità delle varie situazioni. Ciò che possiamo di certo dire è che "Crazyhead" a differenza di "Van Helsing" porta qualcosa di nuovo – poco ma pur sempre qualcosa - all'interno dal variegato panorama seriale statunitense, grazie ad una narrazione sorprendente. 


Non si può dire la stessa cosa per "Van Helsing" che nulla porta di originale invece in questo mondo intasato di vampiri che rincorrono gli esseri umani e di "cure" ipotetiche già viste tra l'altro in un'altra serie sempre della SyFy: "Z Nation", ricadendo quindi inevitabilmente nell'errore che il network fa con costanza e dedizione da anni, quello di auto-copiarsi ed auto-celebrarsi continuamente, facendo spesso sempre gli stessi errori. Quindi anche stavolta la Netflix non delude, la SyFy invece purtroppo toppa ancora, nonostante abbia spesso avuto, soprattutto in passato, la possibilità di fare qualcosa di buono. Peccato.

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