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Blindur - Blindur




Dopo aver fatto incetta di premi "importanti" i Blindur arrivano all'esordio discografico per "La Tempesta Dischi", con nove canzoni racchiuse in un album che porta il loro stesso nome. Un cantautorato pop che non disdegna ritmi vivaci ed energici, che non ha paura di aprire alla melodia "più semplice" che poi è quella più difficile da cogliere nella sua essenza, nel nome di testi che sanno dove andare a parare e arrangiamenti che sanno come valorizzare una canzone.  I nostri ci riescono in più episodi e il loro biglietto di presentazione, nonostante qualcosina da limare, non può farci che ben sperare per il futuro:

"Aftershock": "Abbiamo riempito la stanza di suoni per placare il silenzio" acustic pop con le chitarre elettriche che si prendono la scena nella seconda parte: "ci sono troppe strade, vorremmo troppe scarpe ma abbiamo solo due piedi e un paio di gambe storte" come una sorta di Zero Assoluto in salsa indie (è un complimento).

"Canzone per Alex": un country ska coinvolgente: "la cattiveria tende sempre a stabilire un nuovo record di velocità" col banjo in evidenza e un buon testo, decisamente centrato: "è del fallimento altrui che ha fame la gente".

"Solo andata": "Puoi mandarti affanculo tu e le tue paure" interamente costruita sull'accumulo/eccesso di pathos e continui stop and go, non convince del tutto: "non ti serve più niente abbi solo impazienza se partire o scappare non fa più differenza".

"Foto di classe": "Per tornare indietro fermarsi non servirà un fotomontaggio" country pop "nostalgico" ad ampio tasso melodico, col banjo ancora una volta sugli scudi: "ho smesso di dire mi manchi ora ho bussola e occhi e per riconoscermi un pezzo di specchio".

"XI Agosto": "io lo sai cosa vorrei un precipizio ogni angolo quanto è bella la vita se è sempre in pericolo" delicata ninna nanna resa nobile da un ottimo e variegato arrangiamento.

"Vanny": "io non lo so se sentirsi persi è peggio a 16 anni oppure a 27 e chissà se è vero che è meglio non avere sogni che avere sogni troppo grandi" banjo stavolta portante, per un brano da "fine estate malinconico"... con un ritornello costruito come si deve.

"Imprevedibile": "se perdi l'equilibrio scopri la verità, cadere a volte è divertente" abbastanza simile per struttura alla traccia precedente, con improvvise accelerate country in più ma meno sfumature.

"Contrometafore":" proverò a bussare altre centomilavolta nel frattempo canto" filastrocca abbastanza variegata nel suo dipanarsi. con interessanti inserti ritmici.

"Lunapark": con Bruno Bavota al pianoforte, "ti ricordi la mia prima volta all'ospedale, la casa degli specchi, il tunnel degli orrori benvenuta nel mio lunapark personale" ariosa e intensa ballad. suggestiva e intima "quello che è vero si può cantare tutto il resto sono cazzate" uno dei migliori brani del lotto.

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