Edda - Graziosa Utopia



Per presentare "Graziosa Utopia", Edda ha sottolineato di definirsi al momento "un cantante di musica leggera e questo genere di solito ha come tema principale LAMORE (tutto attaccato), declinato nelle sue varie accezioni". Niente di più vero, ma quando il nostro prende la penna e accende il microfono succede che LAMORE non sia per niente quello cantato "nelle canzonette" e anche musicalmente non c'è proprio niente di "leggero". Come a dire: "Ma come sei cattivo anche oggi che è San Valentino" In caso c'è "la leggerezza dadaista" di Edda che taglia in maniera lapidaria e disegna un mondo in una frase: "me ne vado da sto mondo, filosoficamente vado dicendo, mi vergogno un altro giorno" e spesso gli basta molto meno, come un "porompompero" o un "bung bung beng beng" messo al momento giusto. "Fottutamente Vero da Sempre" e altrettanto Geniale, a raccontare "dal suo mondo" dal suo punto di vista, le relazioni amorose, col suo misto di ironia/amarezza che sfocia in un'impossibilità d'amare e essere amato, senza però perdere la speranza... "Graziosa Utopia" è l'ennesimo capolavoro di Stefano "Edda" Rampoldi


"Spaziale": "meglio impazzire che soffrire" ballad folk venata di psichedelia con Federico Dragona dei Ministri ai cori, evocativa nel ritornello diradato di stampo anni '60 con derive alla Radiohead, a sancire l'incomunicabilità, "la distanza siderale" che si avverte nei rapporti di coppia alla fine: "scegli un argomento posso sempre lasciarla parlare e una volta in meno ascoltare"

"Signora": "ho sempre rifiutato l’intimità, mi disgusta solo il pensiero, allora allora allora, cos’è che ne facciamo dell’umanità, porompompero ne facciamo a meno" il secondo singolo ha un retrogusto amaro con un testo che trasuda clandestinità e per niente amore: "ma non mi dire che la vita è bella ed ognuno ha la sua pena quando avrò finito di mangiare ti pugnalerò alla schiena" e vive su un arrangiamento sontuoso ricco di sfumature  e uno splendido ritornello con tanto di citazione di Gino Paoli: "se tu fossi il cielo dentro una stanza mi chiuderei"

"Benedicimi": "ti prego non scopare la mia tenerezza" il primo singolo estratto "sembra un inno all'amore puro": "ti prego fammi entrare nella tua testa" ha un mood solenne e retrò da colonna sonora di film western con gli archi e i synth in evidenza mentre ritmicamente sembra di assistere a una vera e propria cavalcata

"Zigulì": "se per caso ti innamorerai, ma quella forza tanto non ce l’hai" deliziosa  filastrocca irriverente sul tradimento, dall'incedere suadente, con uno special trascinante che sul finale sembra addirittura ammiccare a Overdose d'amore di Zucchero: "ci sono regole che danno la libertà ci sono donne che ti danno solo la metà e poi i miei dubbi che mi fanno male male male"

"Brunello": "questi anni fino all’ultimo respiro, alla fine dell’amore mi leggevi topolino" synth e beat con la tensione che cresce per virare su un arioso ritornello d'antan anni'60, per poi ripartire opportunamente con la chitarra a punteggiare

"Un pensiero d'amore": "non vedo la complicazione, se mi masturbi l’anima" tra giochi vocali e armonie che riportano direttamente alla "Mina" di BUONASERA DOTTORE e derive funky/dance persino con parallelismi evidenti nel testo "mi sto facendo d'amore" geniale

"Picchiami": "mi vuoi vedere senza comprendermi, sì lo so che non valgo niente" si parte forte per poi rallentare opportunamente... per poi ricrescere. Musicalmente ci sono dentro tanti elementi già riscontrati precedentemente, così come nel testo... una sorta di compendio delle tematiche trattate nell'album: "picchiami se vuoi l’amore sai costringermi signorina deliziosa si però poi lui non ti sposa spaccami coi tuoi vent’anni puoi distruggermi ma che faccia silenziosa è la noia sopra ogni cosa tanto io non sarò mai quella che sono tanto io non saprò mai neanche chi sono guardami"

"La liberazione": "oh bambino, figlio del mio preservativo, sei solo un ladro di speranza" emozione allo stato puro, per un mood scarno ed essenziale che colpisce nel segno: "ah come mi fai soffrire dalla mia follia non ti dovevano mai fare uscire voglio la dimenticanza"

"Arrivederci a Roma": intro alla Country House dei Blur "arrivederci a roma, ti posso sputare, beato chi se droga, ti posso ammirare" è una marcetta vera e propria con Giovanni Truppi alla chitarra solista in un continuo crescendo di intensità "forse, in attesa di un matrimonio?"

"Il santo e il capriolo": "è l’anno santo forse per loro, per me fa freddo, ho l’abitudine di non farlo vedere, ma voi vorreste... ma voi vorreste portarmi fuori a bere" sfumata, dall'incedere trasognante e drammatico al tempo stesso, altra ennesima perla.

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