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Fast Animals and Slow Kids - Forse non è la felicità



Viscerali e intensi i Fast Animals and Slow Kids tornano con "Forse non è la felicità", undici brani carichi di energia, urlati a cuore aperto... che convincono "per sincerità", ovvero i nostri hanno il merito di far scattare "l'empatia" con l'ascoltatore risultando estremamente coinvolgenti, dove parole e musiche si sposano benissimo. Pur non apportando sostanziali novità, la band riesce a realizzare "canzoni" che sono "costruite ad hoc" per far centro al primo colpo e al contempo non perdere credibilità, anzi, tutt'altro: 
"Asteroide": "allacciati le scarpe che c'è da camminare" ballad di stampo prog tra momenti di stasi, aperture elettriche e melodiche e cambi ritmici "portami via via di qua" malinconica e potente al tempo stesso.
"Giorni di gloria": pop punk "la sua generazione ha paura di sbagliare" con melodia a presa rapida di stampo nostalgico.
"Tenera età": "il tuo posto risiede nel dirupo più alto che c'è" intensa e carica di pathos, ottimo l'arrangiamento.
"Annabelle": "Io provo tutto e fa male davvero, ogni tuo movimento, ogni tuo pensiero"  piace ancora una volta l'arrangiamento, meno i coretti... nello special il meglio, l'essenza del brano.
"Fiumi di corpi": parte con un beat e un riff nostalgico che sfocia in un punk puro e semplice: "amore mio ascoltami, so come uscire da qui"
"Montana": dall'incedere marziale "come se quattro mura fossero liquide" crescita d'intensità e clap hands, chitarra elettrica che si prende la scena per proseguire in uno special trascinante: "l'abitudine tra noi è la piaga nel mio petto"
"Capire un errore": altro brano punk senza fronzoli con l'ennesimo ottimo special, che rallenta opportunamente per crescere come si conviene: "sono soltanto quel ricordo che ho di me" 
"11 giugno": bellissima, sospesa tra scorci psichedelici e noise "non ero io"
"Ignoranza": "non saremo liberi la ribellione è morta" pop punk "generazionale", che si regge sulla forza delle parole: "I miei limiti mi danno da mangiare"
"Giovane": "io non cambierò per te, non capivo niente quanto cazzo ero giovane" solenne nel suo dipanarsi, pure troppo a tratti
"Forse non è la felicità": rock classico, blueseggiante per la titletrack " che parte spoglia per esplodere appositamente e poi trovare nuovi sbocchi nella seconda parte: ho ancora la tua lingua incastrata tra i miei denti"

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