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Fabrizio Moro - Pace



La scrittura di Fabrizio Moro procede quasi sempre per accumulo... di parole, frasi taglienti e sussurri affilati, a seconda del tema di un singolo brano... intensità, pathos, persino tensione, emozione... se tutto va nella direzione giusta, se l'alchimia tra testo e musica riesce... "Al Moro" specie negli ultimi due album, tutto ciò è riuscito spesso... Le canzoni che compongono "Pace" mostrano oggi forse un pò la corda... non tanto di una formula tra virgolette, che è ideale per le caratteristiche vocali del nostro, quanto perché, assodato questo, ad alzare l'asticella dovrebbero intervenire altri fattori sia a variare all'interno dello schema, sia a interloquire con esso senza essere mero accessorio. Se nel primo caso troviamo suggestioni funky in un calderone pop dance per quanto concerne i brani più ritmati e poco altro, nel secondo, e stiamo parlando degli arrangiamenti, risultano sin troppo inseriti nello stile del nostro a tal punto da risultare ormai codificati... è il caso del brano portato a Sanremo per intenderci... se non conoscessimo Fabrizio, avremmo esclamato: è un pezzone!!!!  E attenzione non è il testo che manca, che è persino toccante, manca il brano musicalmente che è appunto la tipica ballad alla Moro, ma se neanche le parole e il vissuto del nostro nel canto riescono a fare la differenza, capite bene il senso del nostro discorso. Non è tanto il già sentito, è l'attesa che si rivela per quello che è, quando vorresti essere sorpreso. E la zampata in un modo o nell'altro Fabrizio Moro la mette anche nelle canzoni di "Pace", non stiamo stroncando il disco, sia chiaro, cerchiamo nel nostro minuscolo di far critica costruttiva. La titletrack ad esempio  "Pace": "cerco solo il modo di trovare la pace che non ho" è un vero e proprio manifesto, intensa e cruda, col suo continuo crescendo di pathos che sfocia in un finale liberatorio... qui le dinamiche a cui accennavamo all'inizio vanno magicamente a comporsi, c'è tutto il Moro che conosciamo, con un testo "sporco" direttamente dalla pancia, c'è tanta tensione emotiva.... perfetta. Con "Tutto quello che volevi": si cambia con un trascinante pop dance, un pò standard melodicamente, niente di eccezionale, ma che si riscatta con un buon special nel finale "ora che sei al sicuro tutto normale". Con "GiocattolIi": "quanti anni hai stasera io ne ho tre ma il disincanto io non so più cos'è" sostenuta ballad con bei risvolti melodici nel ritornello ma a vincere è comunque l'originalità del testo, che dimostra la credibilità che si è costruito in questi anni di carriera, provate a immaginarla cantata da Povia per intenderci: "combattono la guerra e non muore mai nessuno". Con
"Semplice" iniziano le prime crepe, arrivano inserti funky su base pop dance con tanto di parlato che finisce col ricordare il  Raf di Battito Animale, anche se il ritornello non dispiace: "come te che ora guardi le nuvole e ci credi che tutto è possibile che ogni cosa sta li ed è afferrabile tu sei quello che io vorrei essere". DI "Portami via": il brano sanremese... abbiamo ampiamente detto,  troppo scontata sia come melodia che arrangiamento, si salva il testo... ma è appunto il solito brano alla Fabrizio Moro, "arrangiato per l'occasione". Non va meglio con "La felicità": "e ora ho capito perché non ho mai amato nessuno al di fuori di te" anche qui per così dire siamo sul classico con ritornello aperto che ricorda nella prima parte Irragiungibile di L'aura. "L'essenza": mischia dance ska beat, quasi per dare una scossa, finisce per fare "confusione ritmica" quanto meno: "l'essenza di un uomo rimane la stessa nonostante la vita lo spezza"."Sono anni che ti aspetto": il brano che ha anticipato l'album mesi fa, sembra costruito come "Le mie parole" di Pacifico come struttura e atmosfere intendiamo: "tu non mi hai voluto bene sono anni che ti aspetto e ora non riesco a respirare" qua è il testo in primis a non convincere specie nel ritornello. Con "Andiamo": "l'uguaglianza ha perso i conti con la circostanza" ci troviamo di fronte invece alla variante perfetta dell'altro stile Moro... ovvero ascoltiamo un  godibile  funky dance con un ottimo testo, centrato:"il cinismo è praticato quanto il culturismo" anche qui tutti gli elementi vanno a posto e nell'anno in cui Gabbani ha vinto Sanremo, beh questa è decisamente meglio "della scimmia nuda" per intenderci. Putroppo "È più forte l'amore": duetto con Bianca Guaccero, ballatona a due voci... ci pare troppo sdolcinata, nonostante l'intrecciarsi tra i due non sia da disprezzare mentre "Intanto": "...io ti vedo nella mia versione, intanto io ti scrivo una canzone, intanto tu sei altrove, facevo tra me e me una riflessione, intanto questo amore" svolgimento a tema, con tentativi di diversificare il cantato...non dispiace, anche se i richiami a Vasco si sentono: "ho avuto come l'impressione che questo è un grande amore". Riassumendo Fabrizio Moro in questi anni ci aveva abituati troppo bene, è pur vero che dovrebbe in qualche modo cercare di rinnovarsi "meglio",ma che non mancano le belle canzoni in questo album e almeno un paio sono sopra la media.

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