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Lo Stato Sociale - Amore, Lavoro e altri Miti da sfatare


"Lo Stato Sociale" con "Amore, Lavoro e altri Miti da Sfatare" fa il giusto e per certi versi doveroso passo avanti in termini di novità che riguardano sostanzialmente il sound, la struttura di alcuni brani, mantenendo il proprio stile riconoscibile anche in essi, senza per niente sconfessare il passato. Non è tanto un tentativo di arrivare ancora a più persone, quanto quello di crescere come band e andare oltre, per evitare di ripetersi... ma giusto un po' appunto, non per mancanza di coraggio, ma di semplice logica. Ne viene fuori un album decisamente più vario dei precedenti, che immette nuovi colori e sfumature nella tavolozza della band che dimostra ancora una volta di essere decisamente sul pezzo in quanto ad argomenti trattati. Non è il disco della maturità che la band stessa sembra rifiutare a più riprese nei testi, una maturità decodificata da adulti che prendono in prestito la saggezza del passato che non ha più nulla a che fare coi tempi di oggi, è l'album giusto che Lo Stato Sociale doveva fare oggi, "con intelligenza e senza tavolini" l'unico album pop possibile per i nostri. Si parte con "60 milioni di partiti" una vera e propria dichiarazione d'intenti: "lavori per non pensare che lavoro fai" ed è un brano classico dei nostri per così dire, di matrice pop dance che poi si dirada complice nel ritornello "questa paese ha bisogno di silenzio e io non lo sto aiutando questo paese ha bisogno di silenzio solo così la musica tornerà ad avere senso"". Con"Amarsi male" si incominciano a intravedere le prime novità: "abbiamo finito la felicità" il primo singolo estratto è un brano beat decisamente coinvolgente, in un ipotetico mix tra "Tre cose di Malika Ayane" e "Vieni a vivere con me di Luca Carboni": "non ci sarà mai il tempo di fare quello che ci va mandiamo tutta la nostra poesia a puttane" dove il testo ben si contrasta con la melodia ariosa.. Si continua con "Quasi liberi": "fidati di chi non si vergogna di cantare come gli viene e non delle canzoni di chi ha messo la testa a posto ma non ricorda dove" gradevole brano pop con tanto di coretti dalla ritmica scarna e incisiva: "meglio essere sbagliati che incompiuti". "Buona sfortuna": mood anni'60 per questo beat scanzonato e ironico, è il terzo singolo estratto: "vorrei non ti facessero mai male le gambe quando torni da lavoro ma avessi una fitta al ginocchio mentre ti pieghi per fare l'amore"."Eri più bella come ipotesi": "ti cerco nei giorni migliori, nei sorrisi degli altri che non sorridono mai come te" chitarra acustica "nervosa" per un continuo crescendo "punk": "amarsi più forte di lavorare". "Niente di speciale": "sono bravissimo a sbagliare da solo come faccio a tenere lontano questa canzone a chi non la deve ascoltare" ballad cantilenante con buone armonie nel ritornello e testo delicato e intenso: "non è sognare che aiuta a vivere è vivere che deve aiutarti a sognare". "Mai stati meglio": funky dance ipnotica con opportune devianze sonore: "guarda se non dici niente non sbagli qui non c'è il ritornello mi diverto lo stesso" uno dei brani migliori del lotto. "Nasci rockstar, muori giudice ad un talent show": "tutto per essere famosi per le casalinghe" dal ritmo incessante, sound infuocato punk."Per quanto saremo lontani": uno dei brani più cantati dalla melodia ariosa e nostalgica alla Ex Otago: "e potrei non volerti più ed avere ogni cosa e invece non ho più niente perché voglio te". Chiude la splendida e tenera "Vorrei essere una canzone": mood retrò per il secondo singolo, dove ci piace pensare a Vasco che incontra Jovanotti, con un ottimo finale liberatorio e complice: "vorrei essere la canzone per cui non vedi l'ora di uscire da una galleria o anche solo quella che ti fa chiudere i finestrini"

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