Omicidio all'italiana di Maccio Capatonda



"- I giornalisti stanno venendo ad arrestarci"
"Maccio Capatonda" con "Omicidio all'italiana" torna dietro la macchina da presa dopo il buon successo (e buono soprattutto in termini di qualità) di "Italiano Medio" che ci aveva fatto letteralmente crepare dalle risate, migliorandosi dal punto di vista della sceneggiatura, veramente ben fatta e dalla riflessione "molto più seria" che il film trasmette come messaggio. Acitrullo è un paesino di appena 16 anime di cui il nostro è sindaco, Piero Peluria ("- Acitrulla è un paese pieno di cosa") con evidenti difetti di pronuncia: "- Questo è mio fratello, è Aldo, Moro" ma che con tutti i suoi sforzi grazie anche all'aiuto economico di una anziana contessa ("- Facciamo un applauso alla nostra licantropa"), prova a modernizzare, ma i risultati sono vani:"- Ma sto cazzo di internet può servire a mungere vacche?". Sino a quando l'improvvisa morte per apparente soffocamento della nobildonna fa venire in mente al Peluria, con l'aiuto del fratello Marino Peluria, l'imprescindibile Herbert Ballerina, "che non riesce a fare esempi" e sogna di "andare a vivere a Campobasso" quanto meno per riuscire a usare il telefonino che ad Acitrullo non prende ed è ovviamente il solito delizioso sciroccato: "- Qual'è il numero del 112?" di inscenare un vero e proprio omicidio, in modo di far diventare Acitrello "una delle mete dell'orrore europee di moda" come Cogne, Avetrana etc... sfruttando il ruolo della trasmissione "Chi l'Acciso" che detta letteralmente "legge" sostituendosi di fatto agli organi di competenza. Ovviamente il piano sembra sin da subito funzionare, ma ben presto, con "le indagini televisive" che proseguono, i pezzi del puzzle apparentemente perfettamente incastrati, si ritorceranno contro "tra babbachioni e amaracci" e allora una retromarcia sarà necessaria. Con la partecipazione di appena un paio di scene di un Nino Frassica stralunato e malinconico, efficace come sempre, una cinica Sabrina Ferilli perfettamente a suo agio nella parte, cinica e senza scrupoli di una presentatrice televisiva, "mattatrice" in toto e un Biggio ad hoc nel ruolo di un venditore ambulante "olivastro" mentre Maccio si regala altre due particine, quella dell'onorevole di turno "chiamato a dire per forza di cose sempre la sua" e quello del turista pieno di soldi in cerca insieme alla sua famiglia di emozioni forti. Inutile dire che si ride dal primo all'ultimo minuto, ma ci pare più interessante sottolineare come la storia sia scritta benissimo e non mancano neanche i colpi di scena, per davvero inaspettati. Mentre la critica sociale stavolta è ancor più spietata del solito e la risata è si grassa, ma decisamente amara... in un paese dove la vera realtà è quella dei media e dove la giustizia è quella che è.... "la finzione è stata superata dalla realtà" come sembrano suggerirci anche i titoli di testa. Ma c'è anche dell'altro in "Omicidio all'italiana", c'è una splendida voce off che ci riporta alle commedie anni '60, c'è "il genere" in se che è tipicamente anni '70, c'è  una citazione da "CSI" e persino dinamiche da psycho trhiller... "c'è profumo di cinema" insomma, con alcuni movimenti di macchina per niente banali, come ad esempio "non è un caso" nella parte iniziale della pellicola e in quella finale, dove il Maccio dietro la mdp, fa le prove per così dire, per migliorare ulteriormente... e poi naturalmente c'è tutto il Maccio Capatonda che insieme ad Herbert Ballerina abbiamo imparato ad amare in tutti questi anni. Andatelo a vedere, senza se e senza ma... vi lasciamo con altre divertenti frasi del film

"- Voglio di più di una trombacapra"
"- Che tipo di donna era? - Una donna bionda"
"- Io sono la mente e tu il braccio, il braccio accoltella, io con la mente come faccio?" 
"- Tu sei di una grande città "Campobasso" - "Roma" - Ah dell'estero"
"- Ma se non c'è nemmeno il movente? - Ma è negro"
"- Dovete mangiare? Quel tavolo va bene? - Noi volevamo cibo"

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